Fukushima un anno dopo. Il pericolo continua

News - 28 febbraio, 2012
Non è stato semplicemente un disastro naturale a causare il tragico incidente alla centrale di Fukushima Daiichi, ma il fallimento del governo, delle agenzie di controllo e dell'industria nucleare giapponese.

Fukushima Nuclear Free Message

È questa la conclusione del rapporto "Fukushima, un anno dopo" che presentiamo oggi nel mondo a quasi un anno dal disastro. Lo studio, commissionato da Greenpeace International a un gruppo di esperti indipendenti, ha tre conclusioni principali:

UNO -  Le autorità giapponesi e gli operatori dell'impianto di Fukushima hanno agito sulla base di assunzioni errate sulle probabilità di un incidente grave: i rischi erano noti ma minimizzati e ignorati;

DUE - Sebbene il Giappone sia uno dei Paesi più preparati al mondo per fronteggiare disastri di grande entità, nella realtà questo disastro si è dimostrato peggiore, nelle sue conseguenze, di ogni ipotesi pianificata: i piani di emergenza nucleare e di evacuazione non sono riusciti a proteggere adeguatamente le persone;

TRE - Centinaia di migliaia di persone hanno sofferto le conseguenze dell'evacuazione forzata per evitare l'esposizione alle radiazioni e non possono rifarsi una vita perché non hanno ancora ottenuto indennizzi. Il Giappone è uno dei tre soli Paesi al mondo che, per legge, considera un operatore di impianto nucleare (TEPCO, in questo caso) interamente responsabile dei danni causati da un disastro nucleare ma, evidentemente, i meccanismi di riconoscimento della responsabilità del danno e della successiva erogazione degli indennizzi alle vittime non funzionano. A un anno dal disastro le persone colpite sono abbandonate a sé stesse e, alla fine, saranno i contribuenti giapponesi, e non TEPCO, a pagare la maggior parte dei danni.

Quello dell'11 marzo scorso è stato un disastro che potrebbe ripetersi in ciascuno degli impianti nucleari del pianeta, mettendo a rischio milioni di persone. Le autorità giapponesi decisero di ignorare i rischi del nucleare dando priorità agli interessi economici legati all'atomo e il risultato fu devastante. Oggi, quelle stesse autorità stanno facendo pressione per far ripartire i reattori nucleari come se il disastro di Fukushima non fosse mai avvenuto: così i cittadini dovranno pagare un'altra volta per gli errori del proprio governo.

L'energia nucleare deve essere progressivamente abbandonata, come sta già facendo la Germania, e rimpiazzata da investimenti intelligenti in efficienza energetica e fonti rinnovabili.

Chiediamo al governo del Giappone di non riavviare i suoi impianti nucleari e di favorire piuttosto lo sviluppo di efficienza energetica ed energie rinnovabili per creare migliaia di posti di lavoro, migliorare l'indipendenza energetica del Paese riducendo le emissioni di gas serra, con la garanzia che nessuno dovrà soffrire di nuovo per il fallout di un prevedibile disastro nucleare.

Greenpeace  chiede anche la progressiva chiusura di tutti gli impianti nucleari nel mondo entro il 2035.

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