La nuvola nera del 'cloud computing'

News - 17 aprile, 2012
Cosa si nasconde dietro la condivisione di immagini, canzoni o semplici documenti in rete? Per scoprire l'impatto sul clima del 'cloud computing' lanciamo oggi "How Clean is your Cloud?", un'analisi delle scelte energetiche di 14 aziende IT.

martedì 17 aprile 2012

Apple Headquarters in Cupertino, CA © Jakub Mosur / Greenpeace

Grazie alle nuove tecnologie della nuvola digitale è possibile scambiare informazioni via etere in quantità e con una rapidità sempre maggiore. Ma a quale prezzo?

Lo studio di Greenpeace evidenzia che nomi importanti a livello mondiale come Apple, Amazon e Microsoft continuano a utilizzare il carbone e l'energia nucleare per alimentare i propri data center. Due fonti sporche e pericolose che minacciano il clima e la salute dell'uomo. Convincili a cambiare!

Di seguito la classifica valutata su oltre 80 data center alimentati dalle 14 compagnie IT.

Le percentuali si riferiscono al Clean Energy Index elaborato da Greenpeace sulla base della domanda elettrica (in megawatt) degli impianti e della percentuale di energia rinnovabile utilizzata dagli stessi:

1. Yahoo! (56,4%);
2. Dell (56,3%);
3. Google (39,4%);
4. Facebook (36,4%);
5. Rackspace (23,6%);
6. Twitter (21,3%); 7. HP (19,4%);
8. Apple (15,3%);
9. Microsoft (13,9%);
10. Amazon Web Services (13,5%);
11. IBM (12,1%);
12. Oracle (7,1%);
13. Salesforce (4,0%).

Se il comparto del cloud computing non farà passi avanti verso politiche energetiche pulite e sostenibili, le conseguenze per il clima potrebbero essere catastrofiche. Alcuni data center, infatti, consumano quanto 250 mila case europee, mentre se la "nuvola digitale" fosse uno Stato, la sua domanda di energia elettrica sarebbe la quinta al mondo, dato che triplicherà entro il 2020.

Gli edifici che ospitano i data center sono talmente grandi da essere visibili dallo spazio. Ovviamente per alimentare le macchine che si trovano all'interno di queste strutture, il quantitativo di energia che deve essere utilizzato è davvero enorme.

Consapevoli dei rischi, alcune aziende hanno già preso una posizione decisa nei confronti dell'ambiente, scegliendo di utilizzare una percentuale di fonti rinnovabili per alimentare i propri giganti elettronici. Nomi come Google, Yahoo! e Facebook spiccano infatti nella classifica pubblicata da Greenpeace.

Ma bisogna fare molto di più.

Crediamo sia giunto il momento che tutte le aziende compiano un passo verso politiche energetiche più trasparenti, condividendo soluzioni innovative per migliorare il settore, sviluppando i data center dove siano disponibili energie pulite e aprendo una collaborazione con governi e fornitori per la distribuzione di reti elettriche rinnovabili.

Leggi il rapporto "How Clean is your Cloud?".

"Nuvola digitale. Quanto è pulita?" il briefing in italiano.

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