Bombe atomiche a Montecitorio.

Protesta di Greenpeace per rilanciare il disarmo

News - 24 novembre, 2006
In vista dell'imminente Summit Nato di Riga, Greenpeace protesta a Montecitorio con sei riproduzioni di bombe atomiche tipo B61 a grandezza naturale. Il messaggio è forte e chiaro: serve il disarmo nucleare per bloccare la proliferazione atomica.

Attivisti di Greenpeace in azione con 6 riproduzioni di testate atomiche B61 a grandezza naturale, per chiedere una nuova stagione di disarmo, necessaria per fermare la proliferazione atomica.

Nelle basi Nato italiane di Aviano e Ghedi Torre ci sono 90 testate nucleari di tipo B61 a gravità. In tutta Europa le bombe atomiche parcheggiate nelle varie basi della Nato sono 480. Dei 26 Paesi della Nato solo 6 ospitano armi nucleari, in violazione del Trattato di non proliferazione, mentre altri 4 Paesi - Canada, Grecia, Islanda e Danimarca - hanno smantellato le basi nucleari che avevano nel loro territorio.

Ognuna di queste bombe è un potenziale obiettivo: le basi di Aviano e Ghedi Torre sono un bersaglio militare che mette potenzialmente a rischio le popolazioni di una vasta area. Secondo un recente sondaggio  Eurisko svolto su un campione di 1000 intervistati [ vedi tabella ], la maggioranza degli italiani non sa nulla dell'esistenza di questi ordigni nucleari sul territorio nazionale. Queste novanta bombe atomiche, perfettamente operative e pronte a essere impiegate per distruggere i laboratori nucleari in Iran, sono un pericolo subdolo e invisibile, a un passo dalle nostre case, dalle nostre cose, dalla nostra vita. Ma gli italiani non lo sanno.

Secondo Greenpeace, c'è bisogno di una nuova stagione di disarmo nucleare per contrastare le spinte alla proliferazione atomica. La protesta di oggi si aggiunge alle altre iniziative intraprese negli ultimi mesi da Greenpeace in Italia e in Europa.

A maggio è stato presentato il rapporto "Ordigni nucleari USA NATO in Italia". Per denunciare la proliferazione di queste armi, alcuni volontari di Greenpeace hanno fatto irruzione nella parata militare del 2 giugno. Pochi giorni dopo attivisti italiani, francesi, tedeschi e belgi hanno manifestato invece di fronte al quartier generale della Nato a Bruxelles. Più recente la protesta, di fronte all'ambasciata nordcoreana a Roma, per la decisione di effettuare il primo test atomico.

Sondaggio sulle armi nucleari

Risultati italiani su un campione di 1000 persone

Per quanto ne sai, ci sono armi nucleari americane in Italia?

Si, senza dubbio 10,9%
Si, probabilmente 21,9%
Probabilmente no 23,3%
Sicuramente no 9,3%
Non saprei 34,4%
Non risponde 0,2%

Ci sono 90 ordigni nucleari americani in Italia. Questo dato...

Mi preoccupa molto 23,1%
Mi preoccupa in qualche modo 38,6%
Non mi preoccupa tanto 16,5%
Non mi preoccupa per niente 19,3%
Non saprei 2,4%
Non risponde 0,1%

Vuoi o non vuoi che ci siano ordigni nucleari in Europa?

Voglio che non ci siano ordigni nucleari in Europa 71,5%
Voglio che ci siano ordigni nucleari in Europa 19,2%
Non saprei 8,5%
Non risponde 0,8%

Domani attivisti di Greenpeace e di altre associazioni si recheranno nelle stazioni di polizia in una ventina di città in tutta Italia - tra le quali Roma, Firenze, Milano, Torino, Napoli e Palermo - per presentare un esposto contro la presenza di armi nucleari nel nostro Paese in violazione del Trattato di non proliferazione.

L'Italia ha tutta la credibilità per avanzare nelle sedi appropriate la richiesta di riaprire una stagione di disarmo nucleare. Se le grandi potenze non riprendono questa strada, sarà molto più difficile bloccare la proliferazione nucleare.

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