Moratoria sulla soia che divora la foresta. E finalmente l'Amazzonia può respirare.

News - 25 luglio, 2006
Ettaro dopo ettaro, la soia continua ad avanzare nel cuore della foresta amazzonica. Ma da oggi avanzerà più lentamente: grazie alla pressione di Greenpeace, le principali multinazionali del settore - Cargill, ADM, Bunge, Dreyfus, Maggi - si sono impegnate, per due anni, a non acquistare soia proveniente dalla deforestazione in Amazzonia.

Semi di soia geneticamente modificata.

Questa moratoria è il primo importante risultato della campagna che, da alcuni mesi, Greenpeace sta portando avanti per fermare l'avanzata dei campi di soia in Amazzonia. In questa regione, le multinazionali spingono i coltivatori a tagliare le foreste pluviali e a puntare sulle monocolture intensive. La soia viene poi spedita in Europa e utilizzata come mangime negli allevamenti di polli e maiali destinati a rifornire i fast food e le grandi catene di supermercati. Dal mangime all'hamburger il passo è breve. Lo scorso aprile Greenpeace aveva denunciato in un rapporto le responsabilità della McDonald's e delle altre aziende del settore.

Dopo le denunce e le azioni dimostrative di Greenpeace, anche McDonald, il colosso mondiale dei fast food, si è impegnato a lavorare insieme ai proprio fornitori e al governo brasiliano per evitare che la foresta amazzonica venga ulteriormente distrutta.

Questo primo accordo dimostra che, volendo, è possibile cambiare le cose. Le multinazionali della soia devono ora dimostrare di voler davvero proteggere il fragile ecosistema amazzonico, eliminando la soia transgenica dalla loro produzione. Greenpeace continuerà a battersi contro le coltivazioni OGM. Non c'è tempo da perdere: negli ultimi tre anni, quasi 70.000 chilometri quadri di foresta sono stati distrutti e secondo una ricerca scientifica pubblicata di recente su "Nature", il 40 per cento, dell'Amazzonia rischia di essere distrutto entro il 2050 se l'espansione dell'agricoltura continuerà ai ritmi attuali, con conseguenze catastrofiche per la biodiversità e per il clima dell'intero pianeta.

La maggior parte degli OGM importati in Europa viene usata per la produzione dei mangimi, ma la normativa europea non prevede l'obbligo di etichettatura degli OGM per i prodotti provenienti da animali nutriti con OGM. Greenpeace sta promuovendo una petizione per chiedere l'etichettatura obbligatoria anche di questi prodotti. Firma anche tu adesso la petizione on line!.

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