Non fermeremo la nostra campagna contro il carbone

News - 2012-06-28
Martedì 26 giugno si è tenuta la prima udienza per discutere dei provvedimenti restrittivi e censori richiesti da Enel nei nostri confronti. L'azienda, riservandosi richieste risarcitorie per il danno d'immagine arrecatole dalla campagna Facciamo Luce su Enel, ha chiesto in prima istanza che venga oscurato il sito www.FacciamoLuceSuEnel.org e che vengano inibiti alla diffusione e all'uso tutti i contenuti e i materiali informativi della campagna.

giovedì 28 giugno 2012

Action at Enel HQ in Italy © Francesco Alesi / Greenpeace

Facciamo un passo indietro.

Tre mesi fa, era il 29 marzo, abbiamo lanciato una campagna per fare luce sull'impatto ambientale, climatico e sanitario del più grande gruppo energetico del Paese: Enel. Oltre ad aver accumulato nuovi dati sul primato assoluto di Enel come emettitore di anidride carbonica (azienda n.1 in Italia con 36,8 milioni di tonnellate di CO2 emesse nel 2011, quarta in Europa con 78 MtCO2), abbiamo commissionato a un Istituto di ricerca indipendente uno studio in cui - applicando a dati di emissione ufficiali la metodologia dell'Agenzia Europea per l'Ambiente - si dimostra che la produzione termoelettrica a carbone dell'azienda causa in Italia una morte prematura al giorno e danni al Paese stimabili in quasi 2 miliardi di euro l'anno. In Europa quella stessa produzione causerebbe quasi 1.100 casi di morti premature l'anno e danni per 4,3 miliardi di euro.

"L'energia che ti ascolta" vuole oscurare un sito che critica la sua politica industriale.

Le questioni sollevate da Greenpeace in questi tre mesi riguardano la salute delle persone, il futuro dell'ambiente, del clima e del lavoro. Enel, per contro, ha risposto che i danni denunciati da noi non hanno base scientifica, eppure sono calcolati con i metodi già impiegati dall'Agenzia Europea per l'Ambiente. Persino Christine Lagarde, capo del FMI, ha recentemente denunciato i 70 mila morti causati in India dall'uso del carbone per produrre elettricità.

Diritto di espressione e di protesta.

La campagna Facciamo Luce su Enel è certamente forte e d'impatto. Ma si basa su due affermazioni non smentibili: la prima è che il carbone uccide - sia il clima che le persone - la seconda è che Enel è il primo produttore di elettricità da carbone in Italia.

L'udienza di martedì 26 giugno sancisce l'inizio di una partita che riguarda anche il diritto di espressione e di protesta. Un tema fondamentale, che aumenterà la nostra determinazione nel portare avanti questa campagna.

Greenpeace contesta il peso delle emissioni di gas serra e la politica pro-carbone di Enel dal 2006. In questi sei anni l'azienda non ha mai aperto un confronto sulle sue politiche industriali, al contrario come risposta ha inviato una lettera di risarcimento per 1,6 milioni di euro per le azioni di protesta fatte nei suoi impianti a carbone dal 2006 in poi.

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