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Marea nera in Libano. Il lato oscuro della guerra.

Pagina - 23 agosto, 2006
Tra il 13 e il 14 luglio scorso, un bombardamento da parte della marina israeliana ha fatto saltare la centrale elettrica di Jieh a 28 chilometri da Beirut, provocando uno sversamento in mare di "olio combustibile pesante" per una quantità compresa tra le 10 mila e le 15 mila tonnellate.

A causa dei venti provenienti da sud ovest, la marea nera si è diffusa lungo la costa e si stima che abbia al momento raggiunto un'estensione di 150 chilometri in direzione nord-est, così da arrivare a lambire le coste della Siria, oltre a essersi propagata per alcune decine di chilometri al largo. Non essendo possibile sorvolare l'area, a causa del perdurare del conflitto bellico, le uniche immagini disponibili per rilevare l'effettiva estensione della contaminazione sono quelle che arrivano da satellite.

Sempre a causa della guerra, le operazioni di pulizia e contenimento della marea nera non hanno avuto inizio prima del 9 agosto, quando alcuni comuni locali - con mezzi e tecniche di fortuna - hanno avviato le prime operazioni di recupero dell'inquinante e di pulizia di alcune spiagge. Nulla si conosce sulla destinazione finale della sabbia e dell'olio combustibile recuperato. Il 15 agosto ulteriori operazioni di pulizia sono state avviate nel porto di Jbeil, uno dei porti strategici della zona, da parte del Ministero dell'Ambiente libanese, supportato da esperti dell'Unione Europea e con adeguata attrezzatura fornita dal governo norvegese.

Sebbene Svezia, Spagna e Italia si siano offerte di spedire ulteriori equipaggiamenti e aiuti, il materiale non è ancora stato spedito e, ancora oggi, a oltre un mese di distanza, le operazioni di bonifica stanno incontrando grosse difficoltà sul piano tecnico e logistico, tanto che la capacità di risposta è stata praticamente nulla. Una volta avviate seriamente lungo tutta la costa interessata, le operazioni potranno durare dai 6 ai 12 mesi. La fuoriuscita avrà impatti significativi e di lungo periodo, anche perché l'olio combustibile pesante è persistente nell'ambiente.

Quella in Libano è una catastrofe naturale paragonabile a quella avvenuta nel 2002 in Galizia, quando la Prestige riversò in mare circa 5 mila tonnellate di greggio, affondando insieme al resto del carico: ulteriori 70 mila tonnellate che dal fondo del mare sono andate via via disperdendosi nell'oceano in questi anni.