Emergenza rifiuti in Campania - ottobre 2010

News - 26 ottobre, 2010
Italia — Periodicamente esplode l’emergenza rifiuti a Napoli. Già all’inizio del 2008 Greenpeace ha dimostrato che in sole 2 settimane è stato possibile coinvolgere due condomini con 50 famiglie di Napoli in un esperimento di una raccolta “porta a porta” che è arrivata a separare il 73% dei rifiuti (inclusa la frazione organica).

 

Emergenza rifiuti in Campania.

Il progetto ha dimostrato – se ce ne fosse bisogno – che se correttamente coinvolti – peraltro da esperti già operanti in Campania – i cittadini di Napoli sono perfettamente in grado di collaborare a una gestione responsabile dei rifiuti.

 

Nonostante i commissariamenti a Napoli non si è riusciti a organizzare lo sviluppo delle raccolte differenziate e a gestire gli impianti necessari a selezionare i rifiuti indifferenziati, in modo da separare e trattare la frazione organica che è quella che presenta i maggiori rischi e problemi ambientali. Le discariche attuali hanno comunque una capacità limitata (e una di queste, quella di Parco Saurino 3 è stranamente inutilizzata) e dunque se non si interviene in modo strutturale, l’emergenza è destinata a peggiorare. Anche utilizzando tutte le discariche esistenti, infatti, queste si esauriranno nel giro di un anno e mezzo.

Un piano per organizzare le raccolte differenziate esiste ma non è mai stato applicato. Pianificazione a medio e lungo termine insieme al coinvolgimento della popolazione locale e non mera gestione dell’emergenza dei rifiuti. Queste le linee guida proposte da Greenpeace che ancora mancano a Napoli, mentre Salerno, Avellino e Benevento sono realtà positive che dimostrano che è possibile gestire i rifiuti in maniera responsabile. In sintesi, Greenpeace sostiene l’importanza di adottare una pianificazione che dia priorità alla prevenzione dei rifiuti, alle raccolte differenziate porta a porta e al compostaggio della frazione organica. Strategie capaci di premiare in tempi rapidi le amministrazioni che le realizzano.

Non è compito di Greenpeace stabilire quali discariche si debbano utilizzare per ridurre i rischi sanitari della mancata raccolta dei rifiuti, ma quello di denunciare la assenza di piani seri per riportare la situazione sotto controllo attraverso una gestione responsabile dei rifiuti. Chi pensa che la soluzione siano nuove discariche e nuovi inceneritori sbaglia: solo una raccolta differenziata spinta, sostenuta da una adeguata impiantistica, può consentire una gestione ambientalmente corretta.

In questa situazione, scaricare sugli abitanti di Terzigno, cui va la nostra solidarietà,  i costi ambientali e le responsabilità della situazione è inaccettabile. Senza raccolte differenziate più spinte, impianti di selezione e di compostaggio della frazione organica funzionanti si continuerà ad avere una situazione sempre più ingestibile la cui responsabilità non può ricadere sui cittadini.

Greenpeace è addolorata per il persistere di una situazione che, evidentemente, si vuole emergenziale ad ogni costo. Greenpeace ha mostrato che la soluzione (la raccolta differenziata) è possibile e d'altra parte non si capisce perché Napoli dovrebbe essere un'eccezione alla norma generale.

Per mantenere la propria indipendenza Greenpeace non accetta fondi da imprese e partiti politici, né da governi locali, nazionali o sovranazionali. Greenpeace in Italia è sostenuta da circa 50 mila cittadini che riconoscono la validità del nostro operato. E' per noi doveroso concentrare le nostre limitate risorse solo su alcune priorità ambientali che si possono risolvere a livello internazionale. Per tale ragione non siamo in grado di seguire con la necessaria attenzione i tanti conflitti locali del nostro Paese.

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