Scatolette di "Tonno in trappola" invadono l'Italia

News - 17 marzo, 2012
A due giorni dal lancio della terza edizione della classifica "Rompiscatole" le nostre scatolette di "Tonno in trappola" hanno invaso ventisei città italiane per denunciare i metodi di pesca distruttivi con cui troppo spesso viene pescato il tonno che finisce in scatola.

sabato 17 marzo 2012

© marinamuolo.it

I nostri volontari, travestiti da scatolette di tonno, hanno distribuito tra piazze e supermercati i volantini della classifica aggiornata e hanno chiesto ai consumatori di partecipare alla petizione di Greenpeace per chiedere a Rio Mare, azienda leader in Italia, di diventare sostenibile al 100%. 

Più di 20 mila persone in sole 24 ore hanno chiesto a Rio Mare di cambiare. Firma anche tu su: www.tonnointrappola.it

Se saremo in tanti a chiedere tonno sostenibile, le aziende dovranno per forza cambiare. Alcuni marchi come Asdomar e Mareblu hanno già preso degli impegni abbandonando gradualmente metodi distruttivi di pesca, come quello delle reti a circuizione con sistemi di aggregazione per pesci (FAD), responsabili della cattura di esemplari giovani di tonno e di numerose specie marine, tra cui squali, mante e tartarughe.

Tra i risultati più significativi ottenuti dai consumatori con il sondaggio "Tonno in trappola. Dì la tua" è una maggiore trasparenza delle aziende. Entro la fine del 2012, infatti, al posto della semplice scritta "Ingredienti: tonno", ben dieci aziende delle quattordici in classifica riporteranno in etichetta nome della specie e area di pesca, e di queste, tre inseriranno anche il metodo di cattura.

Prima in classifica è Asdomar, che oltre a fornire tutte le informazioni in etichetta, offre in una parte dei propri prodotti il più sostenibile tonnetto striato pescato con canna. Segue Mareblu, per l'impegno sottoscritto una settimana fa di raggiungere entro il 2016 una pesca responsabile al cento per cento.

Rio Mare resta indietro, non offre alcun prodotto sostenibile e si impegna solo a metà. Il leader del tonno in scatola in Italia deve eliminare dall'intera produzione i metodi di pesca distruttivi ed è per questo che le scatolette di Greenpeace sono scese in piazza.

Callipo perde punti perchè dice di abbandonare la pesca con i FAD per il 75 per cento dei prodotti venduti, ma non fornisce certificazioni sufficienti per garantirlo. Male Nostromo, MareAperto STAR, Conad e Maruzzella che continuano a scegliere una pesca distruttiva mettendo in pericolo il delicato equilibrio dell'ecosistema marino.

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