Porto Tolle. No al carbone. Con un sit-in

News - 26 settembre, 2007
Ministero dello Sviluppo Economico. Roma. Ore 12.00. Le associazioni imprenditoriali e i Comuni del Delta del Po danno vita a un sit-in per dire NO alla conversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle. Greenpeace c'è. In prima linea. Per ricordare che il carbone allontana l'Italia da Kyoto. E che occorre puntare sulle rinnovabili.

Gli attivisti di Greenpeace partecipano al sit-in romano per dire no alla conversione a carbone della centrale di Porto Tolle.

Gli attivisti di Greenpeace si sono presentati al sit-in con lo striscione: "No carbone, più rinnovabili per Kyoto". Un enorme striscione Nero. Nero come il carbone. E come il futuro energetico del nostro Paese, se il Governo persevera nel suo intento di investire su quello che è il combustibile fossile più dannoso per il clima.

ll carbone di Porto Tolle e Civitavecchia ci porta nella direzione sbagliata: ci allontana inesorabilmente da Kyoto. Abbiamo già accumulato un enorme ritardo sugli obiettivi fissati nel protocollo: da qui al 2012 anni dovremmo abbattere le emissioni di gas serra di circa il 20 per cento, pena enormi costi che il Paese dovrà sostenere per comperare i permessi a emettere.

Le immagini della partecipazione di Greenpeace alla manifestazione.

È passato quasi un anno da quando Greenpeace ha aperto il confronto con il Governo su Porto Tolle con la spettacolare azione del dicembre 2006: gli attivisti avevano bloccato la centrale per tre giorni; erano saliti sulla ciminiera dell'impianto per scrivere "NO CARBONE". E un volontario base-jumper si era lanciato dalla ciminiera con un parapendio per gridare al mondo la vera alternativa al carbone: la Energy Revolution.

Ora non c'è più tempo da perdere: il Governo deve definire al più presto un piano energetico che sviluppi tutte le fonti rinnovabili, semplificando i processi autorizzativi e indirizzando le politiche regionali verso obiettivi vincolanti. Le misure varate per il rilancio del fotovoltaico e per l'efficienza energetica sono lodevoli. Ma le conversioni a carbone di Civitavecchia e Porto Tolle rischiano di vanificarle.

E la ventilata riapertura delle miniere di carbone nel Sulcis, in Sardegna, sarebbe il colpo di grazia.