News - 24 maggio, 2010
Parte la spedizione "Arctic Under Pressure", a bordo della nostra nave "Esperanza". In collaborazione con una troupe di scienziati dell'istituto di ricerca tedesco IFM-GEOMAR verranno studiati i problemi legati all'acidificazione del mare, allo scioglimento dei ghiacciai e all'espansione a nord della pesca industrializzata.
La nave "Esperanza" di Greenpeace.
L'Esperanza opererà nei dintorni dell'Arcipelago delle Svalbard nel mar Glaciale Artico e concluderà la sua spedizione a metà settembre.
Muniti di oltre trenta tonnellate di apparecchiature, gli scienziati condurranno, tra il 27 maggio e il 12 luglio, un esperimento unico nel suo genere: simuleranno nel territorio di Kongsfjord le future condizioni del processo di acidificazione del mare, riproducendo un aumento di C02 all'interno di nove contenitori - mesocosmi - che isoleranno una colonna d'acqua alta 17 metri, con c.a. 40 metri cubi di volume.

L'itinerario della spedizione 'Arctic under pressure'.
Il processo di acidificazione degli oceani è causato dall'aumento dei livelli di CO2 dovuto all'utilizzo di combustibili fossili e alla distruzione delle foreste. Gli oceani assorbono ogni anno circa otto miliardi di tonnellate di CO2 e diventano acidi come una bevanda gassata.
In un ambiente acido, le strutture calcaree di molti organismi marini diventano instabili: questo potrebbe minacciare la sopravvivenza di plankton, coralli e altre specie marine come molluschi e crostacei.
Nella seconda fase della spedizione, dall'8 giugno al 6 luglio, monitoreremo l'espansione delle attività di pesca in aree che fino a pochi anni fa non erano accessibili, per la presenza dei ghiacci. La pesca intensiva, e in particolare la pesca a strascico, rischia di distruggere gli ultimi fondali marini intatti dell'emisfero nord.
Nell'ultima fase, da agosto a metà settembre, un team coordinato dal fisico Peter Wadhams, professore di fisica degli oceani all'Università di Cambridge concluderà gli studi, effettuando una serie di test volti a stabilire lo spessore dei ghiacci nel mar Glaciale Artico e la velocità a cui si sciolgono.
Gli effetti cumulativi delle attività umane stanno mettendo in pericolo l'Artico: invece di proteggerlo, gli Stati si stanno facendo la guerra per arraffare quanto più possibile. Chiediamo una moratoria sulle attività umane nell'Artico, fino a quando non sarà negoziato un Accordo Internazionale per la tutela del Polo Nord.