Galanzino: altro deserto, altro podio

News - 28 agosto, 2007
E anche la Via della Seta è fatta: 420 chilometri di steppa, deserto e fatica, 80 corridori ai nastri di partenza e l'ennesimo grande risultato per Francesco Galanzino - unico italiano in gara - che si aggiudica il secondo posto e taglia il traguardo con uno striscione di Greenpeace. Per ricordare al mondo l'emergenza clima.

Francesco Galanzino, 45 anni, sposato con Simona e padre di Giacomo e Giulio è un imprenditore nel settore del compostaggio e riciclaggio rifiuti Tortona. Istruttore di arrampicata sportiva con innumerevoli vie di roccia e cascate di ghiaccio all'attivo nelle Alpi italiane e francesi, Galanzino ha effettuato numerose spedizioni in alta quota in Pakistan e Bolivia. È stato, tra l'altro, tedoforo per le Olimpiadi Invernali di Torino 2006.

Dopo avere attraversato, in meno di un anno, le steppe del Gobi in Cina, i laghi salati di Atacama in Cile, le dune del Sahara e i ghiacci del Polo Nord, Francesco Galanzino - testimonial della campagna Energia e Clima di Greenpeace e "insaziabile collezionista di deserti" - si cimenta con la Via della Seta, una maratona tanto evocativa nel nome, quanto massacrante nei fatti. E arriva secondo, dietro al francese Bordet.

A maratona finita, dopo 34 ore di corsa e 4000 chilometri di spostamenti, dal Pamir all'Iran, passando per Samarcanda e Bukara, attraverso il deserto più caldo e sconosciuto al mondo - il Karakum - Galanzino non ha dubbi: la Via della Seta è stata la sua gara più difficile. Un poetico inferno. E Francesco è uno che di prove estreme se ne intende.

La via della seta.

Le sue sfide sono anche l'occasione per affrontare - insieme a Greenpeace - il problema dei cambiamenti climatici. La desertificazione che avanza è uno degli effetti più spaventosi di tali cambiamenti: l'IPCC stima che solo in Africa saranno circa 250 milioni le persone sottoposte a forte stress idrico nel 2020 a causa della minore disponibilità di acqua.

Salvare il clima sta diventando una vera e propria "corsa" contro il tempo: se nel giro di 15 anni non riusciremo a ridurre le emissioni globali di gas serra del 30 per cento rispetto ai livelli del 1990 non potremmo di fermare i mutamenti del clima.

Intanto l'Italia non ha ancora presentato un piano per ridurre le emissioni di gas a effetto serra; è in forte ritardo sulle rinnovabili e continua a promuovere l'uso del carbone a Civitavecchia, Porto Tolle e in Sardegna.

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