Eventi meteorologici estremi

Pagina - 2011-01-14
Il riscaldamento globale sta già provocando l’aumento di eventi meteorologici estremi, come uragani, inondazioni, siccità e ondate di calore.

Se da una parte è difficile attribuire ogni singolo evento meteorologico ai cambiamenti climatici, dall’altra la correlazione è ben conosciuta agli scienziati. Il riscaldamento globale, infatti, genera un aumento dell’energia (calore) a disposizione del sistema climatico, accelerando e accentuando il numero e l’intensità dei fenomeni meteorologici. Un pianeta più caldo è un paese con più estremi.

 

Ondate di calore

Negli ultimi anni, varie regioni del Pianeta sono state colpite da ondate di calore e la loro frequenza aumenta di anno in anno. L’ondata di calore europea del 2003 ha ucciso 15 mila persone solo in Francia e più di 30 mila in tutto il continente.

Siccità

Il cambiamento climatico causerà probabilmente un ulteriore inaridimento delle aree già aride. In generale, si attende un aumento del rischio di siccità nelle zone interne intorno all’equatore. La siccità danneggerà sia le nazioni ricche che quelle povere, ma le più colpite, ovviamente, saranno le regioni che già soffrono di mancanza di cibo e acqua. Anche alcune regioni dell’Italia del Sud soffrono di inaridimento e ciò provocherà un aumento dei processi di desertificazione.

Aumento delle precipitazioni e inondazioni

All’estremo opposto c’è il forte aumento delle precipitazioni. Man mano che l’atmosfera si riscalda, infatti, conterrà sempre più vapore acqueo, determinando sistemi meteorologici in generale più instabili. Così, se in alcune aree il risultato sarà di forti periodi di siccità, in altre regioni del Pianeta potranno aumentare drammaticamente le precipitazioni. Con tutte le conseguenze del caso: inondazioni di abitazioni, alluvioni lampo, smottamenti, erosioni, danni alle coltivazioni, problemi crescenti per la stabilità di dighe e altre strutture. Gli esempi sono molti, dall’estate del 2004, quando due terzi del Bangladesh sono stati sommersi dalle acque, al gennaio 2010 con le disastrose alluvioni che hanno colpito Australia, Sri Lanka e Brasile.

Uragani, tempeste, cicloni

Lo sviluppo di queste tempeste è strettamente legato alla temperatura della superficie del mare: si formano, infatti, nelle acque più calde di 26 gradi. Solo al di sopra di questa temperatura si verifica la massiccia evaporazione che si condensa e forma il “vortice” del ciclone. Un clima più caldo, quindi, dovrebbe aumentare le probabilità che la temperatura marina superi la fatidica soglia, e, quindi, che i fenomeni estremi diventino mediamente più energici e distruttivi.

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