Un mare più acido

Pagina - 24 gennaio, 2011
L’anidride carbonica rilasciata dall’uso di combustibili fossili e dalla distruzione delle foreste sta causando un aumento globale delle temperature, distruggendo gli equilibri climatici del Pianeta. Una frazione significativa della CO2 che immettiamo in atmosfera è assorbita dagli oceani e ha già alterato la chimica delle acque marine. Con conseguenze ancora imprevedibili.

Gli oceani assorbono tra un terzo e un quarto della CO2 rilasciata ogni anno in atmosfera. Questo gas si scioglie nell’acqua di mare formando un acido debole, l’acido carbonico: è un processo simile a quello per la produzione di acqua minerale gasata. Mentre la concentrazione di CO2 atmosferica continua a salire, e sempre più anidride carbonica si scioglie in mare, la formazione di quest’acido sta gradualmente spostando l’equilibrio chimico degli oceani: il processo è noto come “acidificazione degli oceani”. Questo processo dipende quindi dall’aumento di CO2 in atmosfera (causato dalle attività umane) ma non dal riscaldamento globale in senso stretto.

Anche se non è verosimile che l’aumento di CO2 nell’atmosfera possa mai far diventare il mare “acido” (cioè con un pH inferiore a 7), cambiamenti apparentemente piccoli del pH possono avere conseguenze devastanti. Per esempio, la diminuzione degli ioni carbonato che sono il mattone fondamentale per la costruzione degli scheletri e dei gusci calcarei di molti organismi marini. La crescita delle stesse barriere coralline, che sono le “foreste pluviali del mare”, ne verrebbe rallentata. Ancora più gravi potrebbero essere gli effetti sulle comunità del plancton, un assemblaggio di organismi (quasi sempre microscopici) che fluttuano in mare aperto, e dal quale, in ultima analisi, dipende tutta la vita in mare (e non solo…).

La ricerca sull’acidificazione degli oceani è ancora agli inizi, e Greenpeace ha più volte ospitato scienziati nelle sue spedizioni polari (alle Isole Svaalbard, per esempio). D’altra parte, si sa che gli ecosistemi più esposti sono proprio gli oceani polari: la solubilità della CO2, infatti, è maggiore nelle acque più fredde. Le incognite sono molte. È possibile che l’aumento di CO2 possa facilitare la diffusione di alcune specie, a danno di altre. La rottura di equilibri millenari potrebbe condurre a un cambiamento delle specie dominanti con un “effetto domino” nelle reti alimentari e negli ecosistemi di tutti gli oceani. Non è solo la vita marina a essere in pericolo. L’acidificazione potrebbe aggravare lo stato già critico delle risorse della pesca, dando il colpo di grazia non solo a un’industria multimiliardaria ma anche a numerose comunità costiere che dipendono direttamente dalle risorse del mare.

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