Cernobyl e non solo

Pagina - 2010-12-16
Secondo le stime dell’Agenzia atomica di Vienna (IAEA), l’impatto dell’incidente è di 4 mila vittime. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, oltre 9 mila. Altre stime parlano di oltre 200 mila tumori fatali entro ottant’anni dall’incidente, cui vanno aggiunte molte altre patologie.

A. Cernobyl ha causato poche decine di morti: una affermazione intellettualmente disonesta

Com’è tristemente noto dalla storia degli irraggiati di Hiroshima e Nagasaki, le radiazioni continuano a uccidere per decenni dopo gli eventi. La maggior parte delle radiazioni del disastro di Cernobyl vennero rilasciate nei primi dieci giorni, contaminando milioni di persone e una vasta area: tutta la piattaforma continentale europea e oltre. Nei giorni successivi all’incidente, a causa di perturbazioni meteo, la contaminazione arrivò fino in Europa centrale, Germania, Francia, Italia, Grecia, Scandinavia, e Regno Unito. In Bielorussia, Russia e Ucraina furono contaminati tra i 125 mila e 146 mila chilometri quadrati di territori a livelli tali da richiedere l’evacuazione della popolazione.

Gli impatti più seri nel lungo periodo si devono al Cesio-137, i cui livelli di contaminazione si riducono significativamente solo dopo cento anni. Livelli di radioattività significativi da Cesio-137 possono ancora essere riscontrati in Scozia e in Grecia.

Oltre a questo, anche gli impatti sulla popolazione locale continuano a persistere per decenni e ancora oggi si continuano ad avere nuove vittime. Le stime dei decessi che si verificheranno a causa dell’esposizione alle radiazioni variano molto: le valutazioni più basse – dunque quelle più ottimistiche – sono quelle ufficiali con poco più di 4.000 vittime secondo l’IAEA (l’Agenzia atomica di Vienna), poco più di 9.000 decessi in un secolo secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).

Altre valutazioni più pessimistiche valutano un danno nel lungo periodo nell’ordine delle centinaia di migliaia di casi. Nel 2006 – per il ventennale dell’incidente – Greenpeace ha pubblicato uno studio di scienziati delle accademie delle scienze di Ucraina e Bielorussa, secondo il quale nel lungo periodo si potranno raggiungere le 140mila vittime solo in questi due Paesi. La versione finale dello studio è stata pubblicata alla fine del 2009 dalla New York Academy of Sciences, con una valutazione complessiva di 220-245 mila tumori fatali che, assieme ad altre patologie studiate, porterebbero le vittime  dell’incidente a circa un milione.

B. Non solo Cernobyl

Incidenti nucleari di diversa gravità continuano a capitare ancora ai giorni nostri sebbene, per fortuna, non della stessa entità di Cernobyl. Nel 1999 una reazione nucleare incontrollata ebbe luogo nell’impianto di produzione del combustibile nucleare di Tokai-Mura, in Giappone. Morirono due lavoratori e la radiazione si sprigionò nell’area circostante.

Ma l’elenco, anche solo quello recente, è lungo. Nel 2006 si sfiorò l’incidente nucleare presso un reattore a Forsmark, in Svezia, quando i generatori di back-up si incepparono, lasciando la centrale senza elettricità. Nel 2007 un terremoto in Giappone ha costretto a bloccare sette reattori nella centrale di Kashiwazaki-Kariwa per un anno, con forti problemi per la città di Tokio. Dopo quasi un anno dal terremoto, tutti e sette i reattori (per quasi 8.000 MW) erano ancora fermi. Anche in Svezia, in seguito a problemi di sicurezza, furono fermati quattro reattori nel 2006, con la perdita del 20 per cento della produzione elettrica del Paese. In Spagna, tra la fine di giugno e l’inizio di luglio 2008, ci sono stati quattro incidenti in quattro centrali diverse.

Invecchiando i reattori, i rischi per la sicurezza aumentano. Ma le cause di incidente possono essere molte. Errori umani degli operatori, imprevisti della tecnologia, mancanza di trasparenza dell’industria verso gli organi di controllo, potenziali attacchi terroristici: tutti questi fattori sono elementi del rischio nucleare. Un rischio che, per le conseguenze nel tempo e nello spazio, non ha paragoni con i possibili incidenti in altri impianti energetici. Greenpeace ha stilato un “calendario degli incidenti nucleari” in occasione del ventennale di Cernobyl.

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