Guida ai consumi ittici

Pagina - 20 gennaio, 2011
Il principio alla base della guida è "Evitare il peggio, sostenere il meglio e cambiare il resto".

Evitare il peggio, vuol dire che ci sono prodotti che non devono essere
assolutamente consumati. Greenpeace ha sviluppato criteri di valutazione - otto per
Pesca e otto per l’Acquacoltura - per evidenziare gli aspetti insostenibili nelle varie
attività produttive del settore. Sulla base di questi parametri, Greenpeace segnala
cinque specie in Italia che non dovrebbero essere acquistate (a meno di specifiche
eccezioni).

Tonno pinna gialla
Tipologia: Prevalentemente in lattina
Provenienza: Oceano Pacifico, Indiano,Atlantico. Più sostenibile la pesca con canna ed ami.
Note: Specie in grave declino. Metodi di pesca con elevate catture accessorie. Pesca pirata possibile.

Tonno rosso
Tipologia: Prevalentemente fresco
Provenienza: Mediterraneo. Più sostenibile la pesca delle tonnare tradizionali.
Note: Specie in grave declino. Pesca pirata frequente.

Pesce spada
Tipologia: Prevalentemente fresco.
Provenienza: Prevalentemente dal Mediterraneo
Note: Specie in declino. Catture accessorie. Pesca pirata frequente.

Gamberoni “tropicali”
Tipologia: Prodotto da acquacoltura, di solito congelato o decongelato.
Provenienza: Indocina, America latina
Note: Gravi danni agli habitat costieri (mangrovie) e agli stock ittici locali. Gravi violazioni dei diritti umani.

Merluzzo (baccalà o stoccafisso)
Tipologia: Conservato con o senza sale (rispettivamente: baccalà e stoccafisso)
Provenienza: Nord Atlantico. Gli stock Islandese e del Mare di Barents sono in condizioni migliori.
Note: Stock generalmente in pessime condizioni. Attrezzo di pesca distruttivo. Pesca pirata.

Per sostenere il meglio, i consumatori devono informarsi. Sul mercato italiano ci
sono una serie di prodotti di cui non è chiara l’origine (tipo di pesca, ecc..). Esistono alcune produzioni che sono generalmente più sostenibili di altre (come il pesce azzurro e le cozze d’allevamento) ma è bene avvisare che è difficile prescindere da valutazioni caso per caso. La regola fondamentale della guida è quella di informarsi: abbiamo il diritto, e il dovere, di sapere cosa compriamo e a quali costi ambientali e sociali.

Il resto da cambiare è molto. Gran parte della produzione nazionale, e dei
prodotti ittici sul mercato, deriva dalla pesca a strascico o dall'acquacoltura. Nel
mondo "reale" non esiste il bianco e il nero: non tutta la pesca a strascico ha lo
stesso livello di impatto (anche se si tratta di un sistema di pesca generalmente
distruttivo) e non tutta l'acquacoltura è sostenibile.
I consumatori hanno una grande responsabilità. Per esempio ci sono nicchie di
mercato che chiedono di acquistare pesci di taglia illegale. Acquistare questa
minutaglia, e promuoverne quindi la pesca, è un crimine che vale per ogni tipo di
specie.
Informazioni sulle condizioni degli stock in situazione più critica nei vari Oceani
del Pianeta sono reperibili sul sito di Greenpeace International.

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