Pesca sostenibile

Pagina - 12 maggio, 2015
Cosa significa pescare in modo sostenibile? Significa considerare il mare e le sue risorse un bene comune, che appartiene a tutti e da tutelare. Significa prendere dal mare solo ciò che ci serve, senza sprechi e senza provocare danni agli habitat e alle risorse marine.

Greenpeace si è battuta affinché la Riforma della Politica Comune della Pesca (entrata in vigore all'inizio del 2014 in tutta l'UE), avesse come suo principale obiettivo l'eliminazione della pesca eccessiva e il raggiungimento della sostenibilità ambientale, economica e sociale delle attività di pesca.

L'Italia è ora chiamata ad applicare questi principi e per questo chiediamo al Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestale di sostenere i pescatori che pescano in modo sostenibile, eliminando la pesca eccessiva, distruttiva e illegale attraverso l'attivazione di misure di gestione e controllo serie ed efficaci quali ad esempio:

  • l'accesso prioritario alle risorse ittiche a coloro che pescano nel modo più sostenibile;
  • la creazione di riserve marine e aree interdette alla pesca;
  • un'efficace contrasto alle pesca illegale attraverso l'incremento dei controlli e idonee sanzioni;
  • maggiori investimenti nella ricerca scientifica per migliorare la selettività degli attrezzi da pesca e la raccolta dati;
  • il recupero delle specie ittiche sovrasfruttate;
  • la valorizzazione del pescato locale e sostenibile per garantire una maggiore redditività alle imprese.

Firma anche tu per chiedere di eliminare la pesca eccessiva #InNomeDelMare

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La pesca è un’attività tradizionale che l’uomo pratica fin dall’antichità e che ancora oggi offre sostentamento e lavoro a milioni di persone in tutto il mondo. Negli ultimi 50 anni, la domanda globale di pesce è quasi raddoppiata e - per far fronte ad una richiesta in continuo aumento - i governi hanno continuato a finanziare la pesca industriale, concedendo fondi pubblici a vantaggio soprattutto di poche grandi lobby della pesca. Cosi facendo, abbiamo incrementato la pesca eccessiva che ha svuotato i nostri mari e messo in ginocchio l’intero settore, in particolare quello della piccola pesca artigianale , incapace di competere con i moderni e potentissimi mega-pescherecci. 

Eppure la piccola pesca artigianale - che comprende pescherecci di lunghezza inferiore ai 12 metri e che non utilizzano attrezzi trainati - rappresenta circa l’80% dei pescherecci che oggi operano in tutto il mondo e garantisce lavoro e sostentamento a milioni di famiglie.

Nonostante ciò, la pesca artigianale ottiene solo una piccola parte dei sussidi pubblici e delle quote di pesca che i governi concedono al settore e che invece finiscono prevalentemente nelle mani di poche e potenti società della pesca industriale.

Per questo Greenpeace si batte per garantire l’accesso prioritario alle risorse ittiche ai pescatori artigianali che operano con un basso impatto sull’ambiente. Ma attenzione: non tutto ciò che è piccolo e artigianale è anche sostenibile!

Sostenibile può essere considerata solo la pesca che utilizza attrezzi che non danneggiano fondali e habitat marini e che rispetta i ritmi biologici del mare, consentendo ai pesci di riprodursi e svilupparsi fino ad aver raggiunto la maturità sessuale.

Sostenibile è il pescatore che rispetta le regole, che utilizza solo attrezzi consentiti e opera in aree e periodi autorizzati, pescando solo ciò che il mare può offrirci, senza sprechi e con il minor impatto possibile sulle risorse e gli habitat marini. Solo garantendo un corretto equilibrio tra le risorse disponibili e le attività di pesca, potremmo garantire anche un futuro prospero e duraturo al mare, alla pesca e ai pescatori.  

Greenpeace a sostegno del Progetto “La Casa dei Pesci

 

Il Progetto “La Casa dei Pesci” nasce grazie all’impegno e alla tenacia di un pescatore toscano, Paolo Fanciulli, con un obiettivo preciso: combattere la pesca a strascico illegale, proteggendo e valorizzando il mare della costa maremmana. Da anni questo tratto di costa è infatti minacciato da pochi ma potenti pescherecci a strascico, che pescano illegalmente sotto costa, devastando i fondali e distruggendo la flora e la fauna che vi abitano.

Nel 2005 la Regione Toscana finanziò la messa in mare di una serie dissuasori contro la pesca illegale, per creare alcune fasce di protezione nel tratto di costa che va dal Monte Argentario a Punta Ala. Un finanziamento importante ma non sufficiente a garantire un’ampia protezione di questa fascia costiera, costantemente minacciata dai pirati del mare. Testimone quotidiano di uno scempio vergognoso, Paolo decide di realizzare il Progetto “La Casa dei Pesci”, coinvolgendo altri pescatori locali, associazioni e enti locali, allo scopo di finanziare la messa in mare di nuovi dissuasori. Il progetto diventa a poco a poco sempre più ambizioso: i dissuasori sono oggi diventati delle vere e proprie sculture sottomarine in marmo, scolpite da diversi artisti allo scopo di creare un originale percorso artistico e didattico sottomarino. Dove la bellezza della natura è stata violentata dall’avidità e dall’ignoranza dell’uomo, pescatori, artisti e cittadini si riprendono il loro spazio, proteggendolo e valorizzandolo.

Greenpeace sostiene attivamente questo progetto ed è al fianco di questi piccoli e coraggiosi pescatori, uniti per combattere la pesca illegale e distruttiva.

Firma la nostra petizione contro la pesca eccessiva: innomedelmare.greenpeace.it

Per approfondimenti sul Progetto La Casa dei Pesci: lacasadeipesci.org

 

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