Greenpeace blocca i pirati del mare

Gli attivisti di Greenpeace a bordo dell'Arctic Sunrise hanno sequestrato 2 chilometri di reti spadare a un peschereccio (dal nome probabile di Diomede II) che nel Mar Ionio, a 25 miglia (c.a. 50 km) al largo di Capo Spartivento, stava utilizzando in acque internazionali circa 10 km di spadara vietata nell'Ue dal 2002. Nelle reti, con la maglia della cosiddetta "ferrettara" (8 cm di maglia), erano intrappolati undici tonni rossi e una piccola tartaruga marina (c.a. 30 cm) in fin di vita.

Dettagli video



La pesca

In pochi decenni, i pescherecci industriali hanno razziato e quasi distrutto le proprie zone di pesca. Queste flotte, invece di ridurre la capacità di pesca, cercano adesso di spostare il loro raggio di azione verso il Pacifico e l'Africa Occidentale. Piuttosto che risolvere i problemi a casa loro, le flotte dei pescherecci del Nord li spostano verso gli oceani del Sud, ancora relativamente in buona salute. Il futuro di questi oceani e delle comunità costiere che da essi dipendono è sempre più in balìa di pescatori senza scrupoli e di una crescente domanda di pesce su scala globale.

La FAO stima che il 75% delle popolazioni ittiche del pianeta è ai limiti o oltre i limiti di un ragionevole sfruttamento. Secondo molti biologi marini, proprio lo sfruttamento intensivo del patrimonio ittico è la minaccia più grande all'equilibrio degli ecosistemi marini.

La pesca danneggia gli ecosistemi sia quando è eccessiva sia quando è condotta con sistemi distruttivi. Molte tecniche di pesca sono tutt'altro che selettive: oltre alle specie bersaglio, vengono catturati - e poi gettati in mare morti o morenti - molti altri pesci. La cattura accidentale di mammiferi, uccelli marini, tartarughe, squali e di molte altre specie è ancora uno dei principali problemi in molte zone del mondo.

Un altro grave problema è quello della pesca pirata: dagli oceani al nostro Mediterraneo la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN) – sta flagellando l’ecosistema marino.

Secondo Greenpeace l’unico modo di salvare il mare è quello di stabilire una rete di riserve marine, ridurre lo sforzo di pesca ed eliminare i metodi di pesca più distruttivi.

Gli ultimi aggiornamenti

 

A scatola chiusa

Pubblicazione | 23 novembre, 2010 a 0:00

Greenpeace rende noti i risultati delle analisi genetiche condotte dal laboratorio indipendente spagnolo AZTI Tecnalia su 165 scatolette di tonno, provenienti da 12 Paesi, europei e non, tra cui l’Italia. Una scatoletta su tre contiene specie...

Categorie
Tag