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Oceano ai Poli

Artico e Antartide: le loro lande nevose, le loro acque gelate, sono l’ultimo esempio che resta, il più puro, di vita selvaggia sul Pianeta Terra e sono indispensabili al funzionamento dell’unico Pianeta che abbiamo.

Mentre l’Artico è stato abitato per millenni da popoli che si sono adattati alle difficili condizioni della vita tra i ghiacci, l’Antartide solo da poco tempo ha cominciato a “ospitare” prima cacciatori (di foche e balene), poi esploratori, scienziati e turisti… più di recente. Entrambi i Poli, e i loro oceani, ospitano una vita selvaggia in grado di resistere a condizioni ambientali estreme. Le acque polari forniscono alimentazione ricchissima a uccelli e a quel che resta delle popolazioni di mammiferi marini, compresa la maggior parte delle ultime grandi balene.

Oggi troppi fattori ormai hanno un effetto globale sul funzionamento di tutto il Pianeta e non risparmiano neanche i Poli: dal cambiamento climatico in rapida accelerazione, alla rapida industrializzazione, fino al consumo incontrollato delle risorse globali.

I Poli sono indicatori dello stato di salute del nostro Pianeta e ci mandano un allarme molto chiaro: stiamo compromettendo la capacità della Terra di sostenere la vita come la conosciamo. È già troppo tardi per evitare effetti profondi e negativi sugli ecosistemi polari. Siamo ancora in tempo, però, per evitare ulteriori impatti, mettendo un freno all’espansione delle flotte pescherecce, all’industria estrattiva di combustibili fossili (petrolio, gas, ma anche carbone) e alle altre minacce che rischiano di completare il saccheggio e la contaminazione della nostra ultima frontiera selvaggia.

Le riserve marine sono la migliore soluzione possibile per entrambi i Poli.

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Raimbow Warrior a Capri. Davanti ai faraglioni di Capri Greenpeace chiede "PIU' RISERVE MARINE - PIU' TONNI IN MARE".

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