Bocche di Bonifacio

Pagina - 28 dicembre, 2010
Le Bocche di Bonifacio, tra la Sardegna e la Corsica, sono un’area di mare soggetta a forti correnti e a venti talvolta impetuosi.

Ogni anno vi transitano tremila imbarcazioni cargo: il dieci per cento di esse trasporta sostanze pericolose. La cosa incredibile è che queste navi non sono né italiane né francesi perché questi due Paesi hanno giustamente vietato il transito delle loro navi che trasportano materiali pericolosi. Quelle che passano sono soprattutto vecchie carrette del mare e/o navi con bandiera ombra.

Nelle Bocche di Bonifacio si rischia quotidianamente la tragedia ambientale! Da anni Greenpeace lotta affinché quest’area, una delle più sensibili all’interno del Santuario dei Cetacei, ottenga la protezione adeguata. Proprio il 3 agosto del 2009 Greenpeace lanciava insieme ad amministratori e associazioni locali di Sardegna e Corsica, saliti a bordo della Rainbow Warrior, un Appello ai ministri dell’Ambiente Italiano e Francese per chiedere provvedimenti concreti in difesa dell’area. In particolar modo si chiedeva che lo stretto venisse inserito nell’elenco delle PSSA (Aree Marine Particolarmente Sensibili) per vietare il transito di carichi pericolosi. Un Appello poi consegnato personalmente dai rappresentati delle comunità locali al ministero dell’Ambiente a Roma, a settembre.

A meno di un anno le nostre richieste sono finalmente state accolte! Il 15 giugno 2010 a Palau è stato firmato dal ministro dell’Ambiente Italiano, Stefania Prestigiacomo, e dal ministro per l’Ecologia francese, Jean-Louis Borloo, un accordo storico. I due paesi si sono impegnati formalmente a preparare una proposta congiunta per chiedere il divieto di transito per tutte le navi che trasportano carichi pericolosi nelle Bocche di Bonifacio e per riattivare il processo di creazione del Parco Marino Internazionale delle Bocche di Bonifacio.

Si tratta di un passo importante per la protezione del mare. Adesso a questo accordo deve seguire un preciso piano di attuazione per passare dalle parole ai fatti. È  importante poi che queste misure di salvaguardia entrino a far parte di un più ampio piano di gestione integrata che riguardi tutto il Santuario. Per salvare il nostro mare non servono parchi di carta, ma una rete di riserve marine che copra il 40 per cento del mare e protegga veramente aree chiave come il Santuario dei Cetacei e il Canale di Sicilia.

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