Lo scandalo del rigassificatore

Pagina - 3 gennaio, 2011
L’idea di spostare in mare, dove non ci sono controlli e abitanti che protestano, le attività industriali che sporcano e inquinano è molto allettante. L’Italia ha autorizzato la realizzazione in mare - in un’area che il sito web del ministero dell’Ambiente considera “area protetta” - di un sito industriale. Si tratta di un rigassificatore, un tipo di impianto industriale considerato “a rischio” dalla Direttiva Seveso, creata dall’Ue per mettere un freno ai disastri industriali.

Sulla base di un’istruttoria irregolare, con falsi documentali e ricerche fasulle, l’Italia ha deciso di collocare il rigassificatore al largo della costa di Pisa-Livorno dove, hanno affermato, ci sarebbe un “buco” nel Santuario dei Cetacei. Ciò è smentito da numerose osservazioni che confermano la presenza nell’area di stenelle, tursiopi e delfini comuni! E di questo l'Italia non ha neppure informato il Segretariato del Santuario dei Cetacei.

Greenpeace ha prima smontato la Valutazione di Impatto Ambientale costruita dal ministero dell’Ambiente e poi ha dimostrato che essa si basava anche su falsi documentali, regolarmente denunciati alla Magistratura. Eppure, nonostante nel 2008 il TAR della Toscana avesse dato ragione a Greenpeace e comunità locali e sospeso l’autorizzazione all’impianto, il Consiglio di Stato, mentendo spudoratamente, ha poi annullato tale sentenza, dando il via all’inizio del 2010 alla costruzione del rigassificatore.

A marzo Greenpeace ha protestato contro l’inizio dei lavori nell’area, chiedendo al ministro dell’Ambiente di intervenire e “Salvare il Santuario”! I nostri attivisti hanno atteso per ben 12 ore dalla gru della nave posacavi una risposta dell’On. Prestigiacomo che però non è mai arrivata.

Di fronte all’incapacità del Ministro dell'Ambiente di tutelare il Santuario, non ci resta che considerare l'Italia responsabile dell’agonia di quest’area marina protetta: da un lato non si fa nulla per proteggere i cetacei dall’altro si permettono progetti altamente pericolosi nell’area!

Il nostro governo dovrà rispondere di questo fallimento non solo davanti a Francia e Monaco, firmatari dell’Accordo per il Santuario, ma a tutti gli Stati del Mediterraneo, che lo hanno riconosciuto come area a speciale protezione.

Per approfondire

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