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Arctic Sunrise

Prima di diventare una nave a difesa del Pianeta, veniva usata per la caccia alle foche. Può navigare nei mari ghiacciati e per molti anni ha difeso le balene!

Una nave dalla storia incredibile: prima che fosse noleggiata da Greenpeace, l'Arctic Sunrise veniva infatti utilizzata per la caccia alle foche, e i nostri attivisti una volta si sono addirittura trovati ad affrontare la nave mentre, per conto del governo francese, trasportava materiali da usare per la costruzione di una pista di atterraggio nel bel mezzo di una colonia di pinguini in Antartide.

LA STORIA

Il suo varo è avvenuto nel giugno del 1996 ad Amsterdam. Grazie al suo scafo arrotondato senza chiglie, la nave può navigare nei mari ghiacciati. Nell'Oceano Antartico, l'Arctic Sunrise, insieme a un'altra delle navi di Greenpeace, l'Esperanza, ha contrastato il cosiddetto "programma scientifico" di caccia alle balene del Giappone, ma anche inseguito navi pirata che pescavano illegalmente merluzzi della Patagonia, una specie a rischio.

Nell'Artico, la nostra rompighiaccio è tornata a più riprese. Per studiare direttamente gli effetti dei cambiamenti climatici in regioni in cui questi sono sempre più visibili, come Alaska e Groenlandia, o, nell'ambito della campagna globale SaveTheArctic, per denunciare i pericoli derivanti dalla pesca industriale e dai piani di trivellazione di multinazionali del petrolio come Shell, Gazprom, Exxon.

È proprio durante una delle azioni pacifiche organizzate per denunciare i rischi delle estrazioni petrolifere nelle acque del Polo Nord che l'Arctic vive uno dei momenti più drammatici della sua storia. Nel settembre 2013, dopo un'azione dimostrativa non violenta condotta nel Mar di Pechora presso la Prirazlomnaya - una piattaforma offshore in uso al gigante energetico russo Gazprom - l'Arctic Sunrise e il suo equipaggio vengono illegalmente presi in custodia in acque internazionali dalla Guardia di Frontiera russa e condotti a Murmansk. Seguono settimane drammatiche. Gli Arctic30, i 28 attivisti e i 2 giornalisti freelance a bordo dell'Arctic, vengono incarcerati, prima accusati di pirateria, quindi di vandalismo. Rischiano fino a 15 anni di prigione, ingiustamente accusati di qualcosa che non hanno mai commesso. Tra loro, anche un attivista italiano, Cristian D'Alessandro.

La mobilitazione globale è fortissima. Milioni di persone in tutto il mondo chiedono la liberazione degli Arctic30. Capi di governo, Premi Nobel e artisti lanciano appelli, organizzano sit-in, scrivono lettere al Presidente della Federazione russa Vladimir Putin, chiedendo che i 30 dell'Arctic vengano liberati. Dopo due mesi di carcere e un periodo di libertà su cauzione, Cristian e il resto dell'equipaggio vengono amnistiati dal Parlamento Russo e rimandati a casa nel dicembre 2013. Destino differente invece per l'Arctic, tenuta sotto sequestro e senza manutenzione nel porto di Murmanks per quasi un anno, sino al luglio 2014.
Il suo ritorno a Rotterdam avviene i primi giorni dell'agosto 2014. Ad accogliere l'Arctic nel porto olandese, decine di persone festanti. Tra esse, anche alcuni Arctic30.

L'Arctic Sunrise è fortunatamente tornata a solcare i mari di tutto il mondo, e porta avanti le nostre campagne, combattendo le ingiustizie ambientali che affliggono il nostro Pianeta.

facebook.com/Greenpeace.Arctic.Sunrise

twitter.com/gp_sunrise

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