Arctic Sunrise

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La rompighiaccio di Greenpeace ha una storia incredibile: prima che la noleggiassimo noi, l’Arctic Sunrise veniva utilizzata per la caccia alle foche, e gli attivisti una volta si sono trovati ad affrontare la nave mentre stava trasportando materiali per il governo francese da utilizzare per la costruzione di una pista di atterraggio nel bel mezzo di una colonia di pinguini in Antartide.

La storia

Greenpeace ha usato per la prima volta l’Arctic Sunrise nel 1995 durante la campagna Brent Spar nel Mare del Nord per impedire lo scarico in mare degli impianti petroliferi. Da allora l’Arctic ha navigato dall’Artico all’Antartico per difendere il Pianeta.

È stata varata nel giugno del 1996 ad Amsterdam. Lo scafo è arrotondato senza chiglie, in questo modo la nave si solleva sopra il ghiaccio, ne provoca la rottura e poi torna in mare. La nave è lunga 49,48 metri, larga 11,51 e pesa 949 tonnellate lorde. La sua velocità di crociera è di 11 nodi (velocità massima di 13 nodi) e l'equipaggio può superare le 37 persone.

Nel 1997 fu la prima nave a circumnavigare l’Isola di James Ross al largo della Penisola Antartica, viaggio che si poté compiere per il crollo di un blocco di ghiaccio spesso 200 metri che collegava l’isola al continente antartico. Questo è soltanto uno tra i tanti segnali dei cambiamenti climatici in atto che l’Arctic Sunrise è riuscita a documentare.

La rompighiaccio è tornata nell’Artico più volte, incluso in Alaska per studiare i cambiamenti climatici e opporsi al progetto “Northstar” della British Petroleum di aprire un nuovo impianto di estrazione offshore in questa regione vulnerabile. Nel 2009 ha trascorso diversi mesi vicino alla costa della Groenlandia e il mare ghiacciato dell’Artico, per documentare gli effetti dei cambiamenti climatici nella regione.

Nell’Oceano Antartico, l’Arctic Sunrise, insieme alla nave Esperanza ha contrastato il cosiddetto “programma scientifico” di caccia alle balene del Giappone, ma anche inseguito navi pirata che pescavano illegalmente merluzzi della Patagonia, una specie a rischio.

Nel 2000 - procedendo proprio lungo la traiettoria del missile - non è riuscita a impedire agli Stati Uniti di sperimentare il piano di difesa missilistico “Star Wars”, che minaccia di rilanciare una nuova corsa al riarmo nucleare.

Fortunatamente l’Arctic Sunrise è riuscita a sopravvivere per raccontare tutto e continuare a navigare negli oceano del mondo, portando avanti le nostre campagne.

Scheda tecnica

  • Porto di registrazione: Amsterdam, Olanda
  • Nome precedente: Polarbjorn
  • Data di inizio attività di noleggio: 1995
  • Numero di letti: 28
  • Tender: 2 gommoni rigidi con motore fuoribordo (RIB) e 2 gommoni gonfiabili
  • Capacità atterraggio elicottero: si
  • Tipo di nave: nave a motore
  • Indicativo di chiamata: PCTK
  • Costruzione: 1975 da AS Vaagen Verft
  • Tonnellata lorda: 949
  • Lunghezza fuori tutto: 49.62 m
  • Larghezza: 11.50 m
  • Immersione Massima: 5.30 m
  • Velocità massima: 13 nodi
  • Motore principale: MAK 9M452AK 2495 IHP 1619kW
  • Motori AUX: 2 x Deutz BF6M716 208hp (175 kva)
  • Eliche di prua e poppa: 400 hp ciascuno

Testimonianze

Il capitano dell’Arctic Sunrise, Arne Sorensen, durante la spedizione nell’Oceano Antartico nel dicembre del 1999.

Stiamo protestando pacificamente contro la caccia alle balene del Giappone nelle acque antartiche. All’improvviso sentiamo un forte schianto e la nave rolla a più non posso. Il capo ingegnere, David de Jong, corre sul ponte gridando:“Non sembrava proprio ghiaccio!”

Ha ragione: non è né ghiaccio del mare né un iceberg ma si tratta della nave mattatoio giapponese, Nisshin Maru, 10 volte più pesante dell’Arctic Sunrise che ci sta speronando. Entrambi gli equipaggi hanno corso pericolo,ma fortunatamente nessuno è rimasto ferito.

Il Professor Peter Wadhams della Cambridge University dopo la spedizione nell’Artico sullo scioglimento dei ghiacciai nel 2009.

L’offerta di Greenpeace di usare la nave e l’elicottero, e l’aiuto economico per la strumentazione necessaria a misurare lo spessore del ghiaccio, ci ha dimostrato l’impegno dell’organizzazione riguardo alla ricerca sui cambiamenti climatici e in particolar modo sui cambiamenti di volume e spessore del ghiaccio nell’Artico – impegno su cui è incentrato tutto il lavoro della nave di quest’estate. Il sostegno da parte di tutto l’equipaggio a bordo è stato fantastico – instancabili, professionali e molto più bravi di coloro che di solito trovo sulle navi oceanografiche governative.

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