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Rainbow Warrior: Tre storie, un solo destino

Con 1260 metri quadrati di vele, la Guerriera dell'Arcobaleno, oggi, è una nave verde e sostenibile, unica nel suo genere. La nave di punta è stata costruita grazie ai sostenitori!

LE ORIGINI

Si può trasformare un arrugginito peschereccio britannico in una nave che porta nel mondo le battaglie a difesa del Pianeta? Sì. A raccontarci la storia di questa incredibile metamorfosi è stato il giornalista canadese Bob Hunter, uno dei fondatori di Greenpeace, nel suo libro "Warriors of the Rainbow".

Durante il suo primo viaggio con la Phyllis Cormack, la vecchia barca da pesca salpata da Vancouver nel 1971, quando Greenpeace non esisteva ancora, per impedire l'esplosione di una bomba nucleare ad Amchitka, Bob porta con sé un libro di miti, profezie e leggende indiane ricevuto in dono da un'anziana nativa americana. La donna aveva detto a Bob che quella raccolta gli avrebbe cambiato la vita.

venerdì 1 marzo 1985

RAINBOW WARRIOR a vele spiegate

Viene colpito in particolar modo dalla storia che "Eyes of Fire", appartenente alla tribù degli indiani Cree, racconta al pronipote. In procinto di essere sconfitta, la tribù dei Cree previde che sarebbe venuto un tempo in cui l'uomo bianco con il suo materialismo avrebbe esaurito le risorse della Terra. Ma prima che fosse stato troppo tardi, il Grande Spirito degli Indiani sarebbe tornato per riportare in vita i guerrieri pellerossa ed insegnare a tutti gli uomini del mondo il rispetto per la Terra: insieme sarebbero diventati i "Guerrieri dell'Arcobaleno" (Rainbow Warriors).

Passano 6 anni, e alla fine del 1977, con l'aiuto del WWF, Greenpeace acquista un'imbarcazione europea costruita nel 1955, la Sir William Hardy. Nel 1978, la nave viene ribattezzata con il nome "Rainbow Warrior".

Da quel momento, grazie alla Rainbow, i Guerrieri dell'arcobaleno iniziano a solcare i mari del Pianeta, per condurre battaglie pacifiche contro la caccia alle balene, l'abbattimento delle foche e i test nucleari.

IL SABOTAGGIO

Nel 1985 - dopo aver da poco concluso l'operazione "Exodus" nell'atollo di Rongelap (Oceano Pacifico), per evacuare la popolazione locale colpita dalle radiazioni dei test nucleari condotti dagli Stati Uniti tra il 1948 e il 1956 - la "Rainbow Warrior" si dirige verso Auckland, in Nuova Zelanda, in attesa di fare rotta per Mururoa.

Ma a Mururoa non arriverà mai: il 10 luglio 1985 due esplosioni squarciano lo scafo della nave ormeggiata ad Auckland. La "Rainbow Warrior" affonda e Fernando Pereira, fotografo di Greenpeace, rimane ucciso. Le esplosioni sono chiaramente il frutto di un sabotaggio e l'attenzione cade subito sui servizi segreti francesi. L'inchiesta ufficiale non attribuirà responsabilità dirette al Governo di Parigi, ma due mesi dopo il sabotaggio il Ministro della Difesa Charles Hernu si dimette.

UN NUOVO INIZIO

martedì 20 giugno 1995

RAINBOW WARRIOR II in rotta verso Moruroa atollo per protestare contro i test nucleari francesi.

 Nel 1987 Greenpeace acquista una nuova nave con vele comandate meccanicamente per risparmiare carburante. Costruita nel 1957, la nuova Rainbow ha spazio per un equipaggio di 30 persone e può navigare ininterrottamente per 30 giorni. Viene varata ad Amburgo il 10 luglio 1989: dopo due anni di lavori e riparazioni è pronta per lottare in difesa del Pianeta.

Negli anni, aiuta a trasferire la popolazione di un'isola dell'Oceano Pacifico contaminata dalle radiazioni, presta soccorso alle vittime dello Tsunami e naviga contro la caccia alle balene, il riscaldamento globale e molti altri crimini contro l'ambiente in ogni parte del mondo.

Dopo 22 anni di azioni non violente nei mari di tutto il Pianeta, la Rainbow Warrior II nell'agosto 2011 viene donata a Friendship, una ONG asiatica, che la utilizza come nave-ospedale per prestare cure mediche ad alcune delle comunità più povere del Bangladesh e della Baia di Bengal.

UN'ICONA DELLA NON VIOLENZA

A prendere il posto della Rainbow Warrior II, ecco che nell'ottobre 2011 entra in azione la Rainbow Warrior III, la prima nave costruita appositamente per portare avanti le nostre campagne. È equipaggiata con le più moderne tecnologie di comunicazione, un eliporto a poppa e due scialuppe di salvataggio. Per tenere al minimo il consumo di carburanti e farne un mezzo di trasporto verde e sostenibile, è dotata di un rivoluzionario sistema di alberatura che sorregge 1260 metri quadrati di vele.

Gli oltre 400 mila componenti della nave sono stati acquistati o costruiti con il sostegno concreto dei donatori dell'associazione. Tutte le sue le sue componenti sono state inoltre studiate per facilitare l'opzione d'uso più sostenibile.

 

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twitter.com/gp_warrior

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