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Fermare il carbone

L'Ilva non è solo a Taranto. Ci sono tante grandi e piccole Ilva, in giro per il Paese. Se guardiamo alla produzione termoelettrica col carbone, ci sono ben 13 impianti, da nord a sud, che inquinano l'aria e distruggono il clima con le loro emissioni di veleni e gas a effetto serra.

Il carbone impiegato per produrre elettricità rappresenta per l'Italia un fardello economico (importiamo quasi il 100% di quel che consumiamo) e un danno enorme all'ambiente, alla salute, al clima.

Con il carbone in Italia, nel 2011, abbiamo prodotto meno del 13% (fonte: Terna) della nostra elettricità, emettendo più di 35 milioni di tonnellate di anidride carbonica, il gas principalmente responsabile della distruzione del clima: oltre tre volte le emissioni di Roma, Milano e Torino insieme (vedi classifica grandi emettitori).

Il carbone costa al nostro Paese circa 570 morti premature l'anno e danni sanitari, economici e ambientali per oltre 2,6 miliardi l'anno. Enel è responsabile del 75% della produzione elettrica da carbone. Questa società, controllata direttamente dal Governo nazionale, causa da sola– con i fumi delle sue centrali – una morte prematura al giorno e 1,8 miliardi di euro di danni l'anno (dati 2009). A livello europeo, gli impatti del carbone di Enel sono ancora maggiori: circa 1.100 casi di morte prematura l'anno e 4,3 miliardi di danni.

Un costo che non possiamo e non dobbiamo permetterci.

Il carbone non solo distrugge il clima, acidifica le piogge, avvelena l'aria e provoca danni sanitari: è una scelta sbagliata per l'economia del Paese, per l'occupazione e per un futuro più sostenibile

Da che parte sta la politica?

Facile a immaginarsi: quasi sempre da quella del più forte. Come quando si tratta di cambiare ben due leggi (una regionale e una nazionale) per consentire la realizzazione di una nuova centrale a carbone, di Enel, nel bel mezzo del Parco del Delta del Po: capolavoro congiunto del governo Berlusconi e della giunta regionale Zaia (Lega Nord), quest'ultima facilitata dalla assoluta mancanza di opposizione del Partito Democratico (astenutosi su quel voto).

Lo stesso PD che in Liguria sostiene e autorizza (contro il volere dei suoi stessi amministratori locali, a livello comunale) l'ampliamento della centrale a carbone di Vado Ligure. Forse perché la società che controlla quell'impianto è proprietà della famiglia De Benedetti, di cui Carlo è tessera n.1 del PD? Incuranti dell'inchiesta della Magistratura per i reati di "lesioni colpose e omicidio colposo plurimo", dell'opposizione della popolazione e dei tassi di mortalità altissimi nella provincia di Savona: nulla ferma i politici fossili!

Le cose non vanno meglio in Puglia, dove è ancora l'area del centro-sinistra ad aver avuto per anni la mano leggera con due delle centrali più inquinanti, entrambe situate a Brindisi. Quella di Brindisi nord, di proprietà Edipower, è tra le più vecchie (risale agli anni '60), inefficienti e inquinanti. Ma ha ottenuto di recente una nuova Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) e potrà continuare a produrre e inquinare.
Brindisi Sud, invece, di proprietà Enel: secondo l'Agenzia Europea per l'Ambiente (EEA) è l'impianto industriale più inquinante d'Italia! E va considerato che l'EEA ha realizzato la sua analisi solo sulla base dei dati di emissione della centrale: non ha calcolato i danni, le malattie e le morti che vengono da un carbonile scoperto di 11 ettari. In tutto questo: Vendola si è solo limitato a non far aumentare la potenza dell'impianto in cambio delle opere di ambientalizzazione ancora non effettuate. Intanto dal 12 dicembre prossimo i dirigenti Enel di quella centrale saranno sotto processo, accusati di gravi reati ambientali.

E il governo dei tecnici? Sarà forse meno appariscente, ma non sta con le mani in mano. Propone una Strategia Energetica Nazionale, vantandosi dei tagli agli incentivi per le energie pulite, nella quale non si fa parola del carbone, la cui quota di produzione viene mantenuta; ma nel frattempo dà il via libera al più grande progetto ex novo di centrale a carbone, a Saline Joniche, in Calabria, dove ora sorgono i resti di un impianto chimico fantasma e infrastrutture mai utilizzate.
È un'autorizzazione che va contro il parere della Regione Calabria e di decine di comitati e imprenditori che in quel territorio vogliono ben altri investimenti: agricoltura di qualità e turismo per primi. A chi serve quest'impianto? Con quale oscura lobby si sta trattando?

Se, invece di sragionare di nuove centrali a carbone, l'aumento della produzione da fonti rinnovabili prevista al 2020 dalla Strategia Energetica Nazionale venisse usata almeno in parte per dimezzare la produzione da carbone, si diminuirebbero le emissioni di CO2 (fino a 17 milioni di tonnellate l'anno) e soprattutto si scongiurerebbero quasi 300 morti da inquinamento all'anno!