Accordata la libertà su cauzione per Cristian D'Alessandro e altri Arctic30

Comunicato stampa - 19 novembre, 2013
La Corte russa ha accordato anche per Cristian D’Alessandro la libertà su cauzione. Stesso verdetto oggi anche per l'italoargentina Camila Speziale, il canadese Paul Ruzycki, il polacco Tomasz Dziemianczuk, la brasiliana Ana Paula Maciel, il neozelandese David Haussmann e l'argentino Miguel Hernan Perez Orsi.

Sale così a dieci il numero degli attivisti di Greenpeace che saranno scarcerati. Rimane in piedi l’accusa di vandalismo e – formalmente – anche quella per pirateria che, sebbene non nominata nelle richieste per il prolungamento della detenzione, non è stata ancora ritirata. Al momento non conosciamo le condizioni del rilascio su cauzione, né se agli attivisti sarà concesso di lasciare il Paese.

Ieri all’australiano Colin Russell era stata invece negata la scarcerazione e rimarrà in carcere fino al prossimo 24 febbraio. Nessuna motivazione per questa diversità di trattamento è stata fornita però dal tribunale. «Accogliamo con gioia questa decisione che indirettamente riconosce che gli Arctic30 sono cittadini responsabili. Speriamo comunque che il sistema giudiziario russo riconosca presto la loro totale innocenza e ci permetta di riportarli a casa il più presto possibile. Ringraziamo sinceramente le nostre autorità consolari in Russia per l'enorme impegno e dedizione rivolti a questa vicenda» commenta la sorella di Cristian, Ivana. «Nel giro di una sola giornata abbiamo avuto buone e cattive notizie, e le buone arrivano con molte incognite. Non sappiamo ancora a quali condizioni i nostri amici verranno rilasciati, se dovranno rimanere ai domiciliari o se potranno lasciare il Paese. Quello che sappiamo con certezza è che sono ancora accusati di un crimine che non hanno commesso e per il quale possono ancora essere condannati, rischiando anni dietro le sbarre. Rimaniamo sconcertati inoltre per il fatto che il nostro collega australiano dovrà rimanere in carcere. Gli Arctic30 non saranno liberi fino a quando anche l’ultimo di loro non sarà tornato a casa dalle proprie famiglie» commenta Giuseppe Onufrio, direttore Esecutivo di Greenpeace Italia.

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