Comunicato stampa - 18 marzo, 2008
Attivisti di Greenpeace hanno bloccato una nave carica di legname di proprietà di alcune compagnie implicate in attività di deforestazione nell’Amazzonia brasiliana. Appena il Galina III, un cargo da 16.000 tonnellate, è entrato nel porto di Caen, in Francia, cinque attivisti, tra cui un italiano, hanno abbordato la nave impedendo lo scarico della merce in porto. Da diverse ore Greenpeace sta chiedendo al proprietario di esibire documenti che possano documentare la legalità del legno stipato nella nave.
Azione in Francia. Gli attivisti di Greenpeace bloccano la Galina III, una nave con un carico illegale di legname proveniente dall'Amazzonia.
Il taglio e il commercio di legno illegale sono i principali
motori della distruzione della foresta amazzonica" - dichiara
Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace
Italia - "Ma il peggio è che l'Europa è complice di questa
distruzione poiché rappresenta il più grosso importatore di legno
amazzonico. In Europa non vengono effettuati controlli che riescano
a verificare l'origine e l'eventuale illegalità del legno che
arriva sul mercato."
Contestualmente al blocco della Galina III, Greenpeace ha
lanciato il rapporto "Un futuro per le foreste". Nel rapporto si
stima che tra il 63 e l'80% del legno proveniente dall'Amazzonia
viene prelevato illegalmente. Di queste quantità l'Europa ne
importa circa il 47% in termini di valore e il 49% in termini di
quantità. Ciò significa che i Paesi europei hanno una grave
responsabilità nell'attuale degradazione e distruzione della
foresta pluviale amazzonica.
Se l'Europa volesse davvero fermare la deforestazione e
contribuire al rallentamento dei cambiamenti climatici, a maggio
nella prossima riunione la Commissione europea dovrebbe cominciare
a introdurre nuove e più dure sanzioni che escludano il legno
illegale dai mercati e promuovano legno proveniente da foreste
gestite in maniera sostenibile.
Anche l'Italia è un grosso importatore di legno dall'Amazzonia
e, come tale, ha una grande responsabilità nella gestione delle
risorse forestali nella regione. Negli anni passati, in Italia, è
stato raggiunto un accordo tra Greenpeace e l'associazione di
categoria delle imprese interessate che si impegnava a combattere
le importazioni di legno illegale. Ma le costanti indagini di
Greenpeace rivelano che tutt'oggi continua a essere scaricato nei
porti italiani legname proveniente da imprese che hanno fatto del
taglio illegale la propria norma di condotta.
Notes: Il rapporto “Un futuro per le foreste” in inglese:
http://www.greenpeace.org/international/press/reports/future-for-forests