Attivisti in carceri russe. Presenteremo appello

Comunicato stampa - 27 settembre, 2013
Greenpeace condanna la decisione della corte russa di sottoporre gli attivisti a custodia cautelare in attesa della fine delle indagini sulla pacifica protesta contro le trivellazioni nell’Artico. Gli attivisti non si lasceranno intimidire e i loro avvocati si appelleranno per un loro immediato rilascio.

Nella giornata di ieri 28 attivisti di Greenpeace, insieme a un fotografo e cameraman freelance, sono stati ammanettati e portati nella sede della corte di Murmansk, dove sono rimasti in prigione alla presenza di interpreti inadeguati.
22 rimarranno in custodia cautelare per 2 mesi, mentre altri 8 saranno riascoltati dopo 3 giorni di detenzione.

Il Direttore Esecutivo di Greenpeace International Kumi Naidoo ha dichiarato:

«Queste detenzioni sono come l’industria petrolifere russa: una reliquia del passato. I nostri pacifici attivisti oggi si trovano in prigione per aver acceso i riflettori sui pericolosi piani di Gazprom. L’Artico si sta sciogliendo davanti ai nostri occhi e questi coraggiosi attivisti si ribellano contro coloro che vogliono trivellare. Io sono qui ad esprimere la mia solidarietà ai 30 attivisti insieme a milioni di persone. Le loro azioni sono giustificate dalla spregevole incapacità dei governi del mondo di proteggere i loro popoli dale minacce del cambiamento climatico. Noi non ci lasceremo intimidire e ci appelleremo contro queste detenzioni, e insieme vinceremo».

Tra gli attivisti in custodia anche l’italiano Cristian D’Alessandro (32 anni) e Peter Willcox, il capitano americano della Rainbow Warrior che venne bombardata dagli agenti del governo francese nella Nuova Zelanda nel 1985. La lista completa degli attivisti si trova qui
http://www.greenpeace.org/international/en/news/Blogs/makingwaves/arctic-30-to-be-held-in-russian-jail-pending-/blog/46788/

Più di 500 mila persone hanno scritto alle ambasciate russe di tutto il mondo da quando la nave è stata sequestrate una settimana fa, e Greenpeace sta organizzando proteste in diverse città di tutto il mondo.

Greenpeace insiste sul fatto che il possibile reato di pirateria è ingiustificato e che le autorità russe hanno abbordato l’Arctic Sunrise illegalmente in acque internazionali. Molti esperti di diritto internazionale condividono questa linea.

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