Comunicato stampa - 28 gennaio, 2009
Greenpeace accoglie positivamente la proposta della Commissione Europea per nuove misure di riduzione dei gas serra e per fornire appoggio finanziario necessario ad affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici nei Paesi in via di sviluppo. L’organizzazione ambientalista critica, tuttavia, la decisione, presa all’ultimo minuto, di rimuovere qualsiasi indicazione specifica per il sostegno economico che l’Europa è pronta a offrire, una decisione che indebolisce la posizione europea all’interno delle negoziazioni internazionali che procederanno per tutto il 2009.
Effetto serra - la temperatura media dell'intero Pianeta sta aumentando drammaticamente.
"La proposta della Commissione è lodevole, ma non ha il coraggio
nel sostenere le buone intenzioni con le cifre economiche
necessarie a prevenire impatti climatici catastrofici.- Spiega
Francesco Tedesco, responsabile della campagna Energia e Clima di
Greenpeace.- Spetta ora ai Ministri europei dell'Ambiente e delle
Finanze di implementare la proposta con un impegno finanziario
adeguato".
La Commissione Europea esorta tutti i Paesi industrializzati a
fornire supporto finanziario per lo sviluppo delle fonti
rinnovabili, della protezione delle foreste e a misure di
adattamento nei Paesi in via di sviluppo. Tali risorse verranno
raccolte dalla tassazione delle emissioni di gas serra nei Paesi
industrializzati.
Greenpeace crede che tali risorse dovrebbero ammontare almeno a
110 miliardi di euro l'anno, da qui al 2020, di cui 25 miliardi
dovrebbero essere a carico dell'Unione europea. Il sostegno
finanziario ai Paesi in via di sviluppo dovrebbe essere così
suddiviso:
- 40 miliardi di euro/anno per lo sviluppo di fonti
rinnovabili
- 30 miliardi di euro/anno per ridurre la deforestazione e i
suoi effetti sulle comunità locali
- 40 miliardi di euro/anno per misure di adattamento agli
effetti dei cambiamenti climatici.
"I periodi di recessione vanno e vengono, ma il clima è in
caduta libera e non possiamo permetterci di aprire il paracadute
troppo tardi. -Ammonisce Francesco Tedesco.- Se le nazioni
industrializzate falliranno nell'aiutare i Paesi in via di
sviluppo, gli effetti sociali ed economici dei cambiamenti
climatici saranno irreversibili in tutto il mondo. Alluvioni,
ondate di calore ed eventi climatici estremi sono già oggi minacce
concrete per i cittadini europei".
Greenpeace chiede anche all'Unione europea di incrementare il
proprio obiettivo unilaterale di riduzione delle emissioni entro il
2020, portandolo al 30%. L'attuale impegno di riduzione del 20% non
è sufficiente a mantenere il riscaldamento globale del Pianeta
sotto il limite precauzionale di +2°C. In sede internazionale
l'Europa dovrebbe invece sostenere un obiettivo di riduzione del
40% al 2020 da parte dei Paesi industrializzati, e del 10% da parte
delle economie in via di sviluppo.