Comunicato stampa - 12 marzo, 2009
La sentenza odierna della Corte d’appello di Venezia conferma nuovamente la colpevolezza da parte dei direttori della centrale termoelettrica Enel di Porto Tolle per cattiva gestione. Greenpeace accoglie favorevolmente questa decisione che rende giustizia alle comunità colpite dai rilasci di sostanze inquinanti e al delicato ambiente del Parco Naturale del Delta del Po, patrimonio dell’umanità dell’Unesco.
Attivisti di Greenpeace in azione a Porto Tolle per dire no al carbone e chiedere all'Enel e al Governo impegni concreti per ridurre le emissioni di CO2, rispettare gli obiettivi di Kyoto e investire seriamente sulle fonti rinnovabili .
Greenpeace è fortemente preoccupata per una nuova e più grave
ingiustizia che rischia di essere perpetrata ai danni di un
ecosistema così fragile. Proprio qui, infatti, Enel sta progettando
di realizzare una nuova e ben più inquinante centrale a carbone. Il
progetto implicherà il passaggio di 3000 chiatte all'anno lungo i
canali del Delta per trasportare il carbone da un terminale
flottante a tre miglia dalla costa, fino alla darsena della
centrale. Sarebbero, inoltre, 12.500 all'anno i camion che
dovrebbero trasportare biomasse, circa 40 camion al giorno.
"Si tratta di un impatto devastante che soffocherà il delicato
equilibrio del Parco Naturale, senza contare l'aumento delle
emissioni di gas serra: l'Italia è già gravemente inadempiente, ma
il ministero dell'Ambiente continua ad autorizzare nuove centrali a
carbone. - sostiene Francesco Tedesco, responsabile campagna
Energia e Clima di Greenpeace Italia - In questo modo invece che
ridurre le emissioni le aumenteremo di altri 30 milioni di
tonnellate".
Attualmente la commissione di Valutazione d'Impatto Ambientale
del ministero dell'Ambiente non ha ancora rilasciato un parere,
sebbene il progetto sia palesemente in violazione della Legge
Regionale che istituisce il Parco Naturale del Delta del Po, e che
proibisce l'utilizzo del carbone. La stessa Enel sta facendo forti
pressioni affinché tale Legge venga modificata.
"Non è questo un comportamento coerente da parte di una società
che professa di essere attenta all'ambiente, come Enel. Oggi i
vertici sono cambiati, ma l'atteggiamento è lo stesso. Il ministero
dell'Ambiente ha ora il dovere di salvaguardare il Parco Naturale e
bocciare il progetto di conversione" conclude Tedesco.