Italia Futura è un partito fossile. Aspettiamo risposte da Berlusconi e Bersani

Comunicato stampa - 10 dicembre, 2012
Greenpeace ringrazia Italia Futura per aver risposto al questionario che ha inviato a tutte le forze politiche e ai leader che si stanno candidando alla guida del Paese. Il movimento di Montezemolo si aggiudica tuttavia, per le posizioni che esprime, il poco onorevole titolo di “Partito Fossile”, per mostrare una incrollabile fede nelle fonti più dannose per la salute e il clima, oltre che per l’economia; la Lega Nord segue seconda, essendo contraria a ridurre l’utilizzo del carbone.

Italia Futura, e Giuseppe Zollino che ne definisce la linea in materia di sviluppo energetico, interpretano la politica europea al contrario: non sviluppare oggi e con molto impegno la "low carbon strategy" – come già fanno altri Paesi dell’UE - ma fare fino al 2050 come se nulla fosse.

Evidentemente non si sono accorti che neppure i mercati credono più alla favola del CCS (carbon capture and storage) applicato alle centrali a carbone per contenere le emissioni di CO2. In Italia, poi, tutte le risorse petrolifere offshore basterebbero per meno di 2 mesi al consumo interno mettendo invece a rischio turismo, pesca e ambiente.

“Se dobbiamo aspettare che sia il mercato a scegliere, come sostiene Italia futura, siamo fritti: spetta invece proprio alla politica, tutelare la salute dei cittadini e l’ambiente: ad esempio facendo qualcosa per la mortalità prematura causata dall’impiego di carbone nella produzione termoelettrica, che in Italia equivale a 570 casi l’anno” dichiara Andrea Boraschi, responsabile della campagna energia e clima di Greenpeace.

Sull’azzeramento dei vertici Enel – che prima hanno promosso il nucleare e ora il carbone - la risposta di Italia Futura è: “Il governo azionista ci auguriamo non intervenga mai per punire il ‘peccato di nucleare e di carbone’, ma solo in ragione dei risultati complessivi della gestione”.

“Fare profitti a danno della salute e dell’ambiente per Greenpeace non va bene e ancor meno per una azienda il cui azionista di maggioranza è lo stato” aggiunge Boraschi.

Sono già 40mila i cittadini che hanno aderito on line alla campagna IoNonViVoto.org e chiesto ai leader di tutti gli schieramenti di esprimersi sul futuro energetico e ambientale del Paese. A rispondere finora sono stati Vendola, Di Pietro, Puppato, Samorì, Meloni, Maroni, Galan e Bonelli. Mancano all’appello Pierluigi Bersani e Silvio Berlusconi.

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