La Rainbow Warrior a Brindisi per dire basta a carbone e alla dipendenza dalle fonti fossili. È ora di voltare pagina

Comunicato stampa - 1 agosto, 2014
BRINDISI, 01.08.14 – La nuova Rainbow Warrior, l’imbarcazione simbolo di Greenpeace, è arrivata oggi a Brindisi per la tappa conclusiva del tour “Non è un Paese per fossili”, che ha portato la nave lungo tutte le coste italiane per incontrare le comunità locali colpite dalle fonti energetiche ‘sporche’ come carbone e petrolio e promuovere le energie rinnovabili e l’efficienza. Greenpeace ha incontrato le istituzioni e i movimenti locali per discutere delle due centrali a carbone presenti sul territorio e del futuro energetico.

A bordo della Rainbow Warrior si è tenuta una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il consigliere comunale Riccardo Rossi e Maurizio Portaluri, primario di Radioterapia all’Ospedale Perrino di Brindisi. Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, non ha invece aderito al nostro invito a intervenire. Il sindaco di Brindisi Domenico Consales, che aveva accettato l’invito di Greenpeace, ha comunicato la sua impossibilità a partecipare poco prima dell’inizio della conferenza.

A Brindisi si trovano da anni due centrali a carbone. La più grande, quella dell’Enel, è già stata classificata da uno studio dell’Agenzia Europea per l’Ambiente come l’impianto industriale più inquinante d’Italia e tra i 20 più inquinanti in Europa, con impatti esterni stimati tra i 550 e i 700 milioni di euro l’anno; nel 2013 è stata il nono impianto in Europa (e il primo in Italia) per emissioni di CO2. Il management della centrale è attualmente sotto processo per reati ambientali, su 400 ettari di terreno intorno all’impianto è vietata la coltivazione.
A Brindisi c’è anche una centrale di proprietà di Edipower, ferma dallo scorso dicembre e in crisi da anni. L’azienda ha presentato un progetto per riprendere la produzione, bruciando circa 550 mila tonnellate di carbone l’anno e alimentando l’impianto, per il 10 per cento, con rifiuti.
Sulla centrale Enel è riaperta la procedura di Autorizzazione Integrata Ambientale, mentre il progetto Edipower è sul tavolo delle istituzioni.

“È ora che i governi, quello centrale e quelli locali, si esprimano con molta chiarezza sul destino di questi impianti e sul futuro del territorio. In questa regione si va avanti col carbone, si blocca sistematicamente l’eolico offshore e si profila lo spettro delle trivelle petrolifere a mare.  È insensato. In Puglia, come nel resto del Paese, bisogna definire un piano preciso di uscita dal carbone, che causa oltre 500 morti premature l’anno in Italia e dire un secco no alle trivelle” afferma Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace.

Greenpeace, in occasione del tour, ha lanciato una petizione online (http://www.greenpeace.org/italy/non-fossilizziamoci) per chiedere ai cittadini italiani di firmare una Dichiarazione di Indipendenza dalle fonti fossili, in favore di energie rinnovabili ed efficienza. In poche settimane la petizione ha già raccolto oltre 55 mila firme.

“Ancora una volta, con questo tour, abbiamo provato a dar voce a coloro che vengono colpiti quotidianamente dalle fonti fossili e abbiamo chiarito la nostra ricetta energetica per il Paese. Se Renzi e i suoi ministri non hanno orecchie per Greenpeace e per i “comitatini”, né per gli scienziati che ci chiedono con urgenza di salvare il clima, ascoltino almeno i mercati e capiscano che il futuro è nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica” afferma Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace. “Questo governo promuove piani di ulteriore sfruttamento delle fonti fossili, anche di quel poco che c’è sotto il mare, e colpisce le rinnovabili con lo spalma-incentivi. Noi chiediamo invece che ci dica qual è la strategia italiana per decarbonizzare completamente l’intera economia da qui al 2050”.