Oggi il processo per la protesta contro la centrale di Porto Tolle nel 2006

Comunicato stampa - 19 aprile, 2013
Una trentina di attivisti di Greenpeace saranno giudicati oggi per un’azione di protesta pacifica e non violenta con la quale, nel 2006, occuparono per tre giorni la centrale a olio combustibile di Porto Tolle, proprietà dell’Enel.

La protesta nasceva dalla volontà dell’azienda di convertire quell’impianto a carbone, scegliendo dunque la fonte energetica più nociva per il clima e la salute, ignorando la disponibilità – proprio davanti all’impianto – del più grande terminal gasiero offshore al mondo. La centrale Enel di Porto Tolle, inoltre, era stata mantenuta senza controlli ambientali per oltre 20 anni, motivo per cui sono stati poi condannati - con sentenza definitiva - i vertici dell’Enel, oltre che i dirigenti della centrale.

L’azione arrivava alla vigilia della presentazione, da parte del governo italiano, del Piano delle emissioni di CO2: il tetto proposto era di 209 milioni di tonnellate l’anno, ben oltre quanto stabilivano le linee guida europee (186). Il Piano venne effettivamente presentato; ma pochi mesi dopo, la Commissione europea vi apportò un taglio di oltre 13 milioni di tonnellate, dando parzialmente ragione alle richieste di Greenpeace e degli ambientalisti.

La protesta a Porto Tolle si collegava direttamente a quella vicenda, sottolineando la contraddizione tra la realizzazione di una nuova centrale a carbone e la difesa del clima: gli impianti termoelettrici a carbone sono, infatti, la principale fonte di emissione di CO2 a livello globale. Gli attivisti a processo sono imputati per interruzione di pubblico servizio e danneggiamenti. Il primo reato contestato ha del paradossale: la centrale non era operativa – nei giorni della protesta – e si trattava, in ogni caso, di un impianto non a norma. Per quanto attiene ai danneggiamenti, gli attivisti di Greenpeace, ‘armati’ di vernice e pennello, scrissero sulla ciminiera “NO AL CARBONE”: un danno, questo, incommensurabilmente inferiore a quello che provocherebbe una centrale a carbone quale quella che Enel vorrebbe realizzare.

“Il processo di oggi è solo una dei molteplici appuntamenti giudiziari di Greenpeace con Enel” dichiara Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, ricordando come l’azienda si sia costituita parte civile contro l’associazione. “Il progetto di Porto Tolle è ancor oggi in fase di valutazione: ben due leggi ad hoc – una nazionale e una regionale – ne hanno permesso la sopravvivenza nonostante la bocciatura venuta dal Consiglio di Stato nel 2011. Una conversione a carbone della centrale di Porto Tolle determinerebbe emissioni di CO2 pari a 10 milioni di tonnellate l’anno e causerebbe, su base annua, danni economici fino a 234 milioni di euro e una mortalità prematura stimata in 85 casi”.

Leggi il briefing “Porto Tolle: analisi comparativa dell’impatto sanitario”: http://www.greenpeace.org/italy/it/ufficiostampa/rapporti/Porto-Tolle-analisi-comparativa-dellimpatto-sanitario/

Categorie