Orso polare di Greenpeace: animale in carne e ossa, robot o pupazzo?

Comunicato stampa - 25 settembre, 2012
Continua il tour dei Radiohead, che oggi suoneranno a Bologna (Parco Nord) e domani a Codroipo, in Friuli, a Villa Manin, e continua il sostegno della band inglese alla campagna promossa da Greenpeace “Save The Arctic”.

Greenpeace vuole precisare, in seguito alle mail di protesta e ai commenti ricevuti sulla pagina Facebook, a testimonianza della sensibilità dell’opinione pubblica verso gli animali, che l’orso polare che si aggira per i concerti (vedi video: www.youtube.com/watch?v=nr2gROTeLco ) NON è un animale in carne ed ossa. MAI potrebbe esserlo vista la normativa che tutela gli animali in via d’estinzione e gli animali pericolosi, ma molte persone vengono ingannate dall’apparenza.

 
NON è neanche un robot, come è stato scritto. Se si muove in maniera così realistica è merito del costumista teatrale di Londra che lo ha progettato e dei due volontari di Greenpeace, appositamente addestrati, che si trovano all’interno del costume e che si muovono in perfetta sincronia.

 
L’orso chiede ai fan di firmare una petizione per salvare l’Artico, come hanno fatto già un milione e 800 mila persone sul sito www.savethearctic.org

Greenpeace ha lanciato la campagna “Save The Arctic” con l’obiettivo di bandire le trivellazioni offshore e la pesca distruttiva industriale attorno al Polo Nord, e creare un santuario globale.

La canzone dei Radiohead “Everything in its right place” è la colonna sonora del video in cui si vede come protagonista un orso polare, vittima del cambiamento climatico, che vaga per Londra alla disperata ricerca di una casa e di cibo.

 

Quando Greenpeace raggiungerà i 2 milioni di firme, inserirà quei nomi in una capsula che verrà collocata nei fondali dell’Artico, a una profondità di 4 chilometri, e contrassegnerà il luogo con la “Bandiera per il Futuro” disegnata dai giovani di tutto il mondo.

 

Thom Yorke è stato uno dei primi ad aderire: «Dobbiamo fermare i giganti petroliferi che vogliono insediarsi nell’Artico. Una fuoriuscita di petrolio devasterebbe questa regione la cui bellezza toglie il respiro e si sommerebbe al più grande problema che noi tutti dobbiamo affrontare, il cambiamento climatico. Ecco perché sostengo questa campagna. E ogni qualvolta volgerò lo sguardo verso nord, mi ricorderò che il mio nome è scritto nei fondali dell’oceano, in cima alla terra, come dichiarazione solenne di un impegno comune per salvare l’Artico».

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