Risposta a Clini: la normativa italiana sulle trivelle la più severa al mondo? Una bugia

Comunicato stampa - 14 marzo, 2013
Greenpeace contesta il ministro uscente dell’Ambiente e della difesa del Mare Corrado Clini che, a proposito di trivellazioni petrolifere off shore, continua a sostenere che “la normativa adottata dall'Italia è la più severa del mondo”.

In molti Paesi, come Norvegia e Brasile, le disposizioni di sicurezza sono decisamente superiori a quelle richieste in Italia. Ad esempio, in Italia non è affatto obbligatoria la presenza di un controllo da remoto della valvola di chiusura della testa del pozzo. Si tratta dello strumento che le autorità statunitensi avevano definito come "inutilmente costoso" (grazie alle pressioni della lobby petrolifera)e che avrebbe potuto evitare lo sversamento in mare di milioni di barili di petrolio dal pozzo della Deepwater Horizon.

“Chiediamo al ministro Clini di rendere pubbliche sul sito web del Ministero gli Studi di Impatto Ambientale ormai autorizzati grazie alla "normativa più severa del mondo" perchè in quelli che Greenpeace ha intercettato in tempo erano presenti evidenti svarioni che a questo punto non possiamo escludere ci fossero anche nella documentazione delle richieste già autorizzate” afferma Alessandro Giannì, direttore campagne di Greenpeace Italia. “La Regione Sicilia, così come le altre Regioni coinvolte, devono prendere visione con attenzione degli Studi di Impatto Ambientale su cui si basano le trivellazioni che tra poche settimane o mesi imperverseranno in Adriatico, nello Ionio e nel Canale di Sicilia”.

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