Sversamento petrolio a Gela, ma compagnie petrolifere non cessano assedio

Comunicato stampa - 4 giugno, 2013
È di questa mattina la notizia che una macchia oleosa si sta diffondendo in mare dalla raffineria di Gela, probabilmente proveniente dall’impianto Topping1. «Si tratta dell’ennesima dimostrazione che l’utilizzo del petrolio non è una pratica sicura così come vogliono farci credere l’ENI e le altre compagnie petrolifere che operano nel nostro Paese – afferma Giorgia Monti, responsabile della campagna mare di Greenpeace Italia - La zona di Gela già fortemente provata da cinquant’anni di attività della raffineria, si trova ancora una volta a affrontare una seria minaccia ambientale. Ma non sembra che questo scoraggi i nuovi progetti della compagnia di espandere l’estrazione di idrocarburi al largo di queste coste. Cosa deve succedere prima che si fermi?».

ENI, con EDISON, vuole attivare un altro pozzo di estrazione al largo di Pozzallo, nel campo VEGA B, nonostante i numerosi problemi di inquinamento avuti dalla piattaforma VEGA A. Inoltre a inizio maggio ha presentato al Ministero dell’Ambiente richieste per avviare progetti di ricerca per idrocarburi sia nella concessione "d33 G.R-.AG che d28 G.R-.AG, proprio davanti le coste di Gela.  Di aprile invece la richiesta di ENI di Valutazione di impatto ambientale per il pozzo esplorativo per idrocarburi "Vela 1" nell'ambito del permesso di ricerca "G.R14.AG,  di fronte la costa di Licata. Per quest’ultimo progetto, vi è tempo fino al 16 giugno per presentare osservazioni da parte del pubblico e Greenpeace e le associazioni locali si sono già attivate.

 «Si tratta di un vero e proprio assedio da parte dell’ENI alla costa siciliana, senza che vengano fornite adeguate garanzie. Da una prima analisi della documentazione presentata per la richiesta di autorizzazione per “Vela1”, emerge la superficialità con cui è stato valutato l’impatto ambientale. La compagnia continua a ripetere che non vi sono rischi, ma lo sversamento di oggi è l’ennesima dimostrazione che non ci si può fidare» continua Monti.

Ad inizio aprile il presidente Crocetta si è impegnato di fronte all’Assemblea Regionale Siciliana a unirsi alle battaglie dei cittadini contro le perforazioni off-shore e per la tutela del mare. A seguito di questo impegno, grazie alle richieste di Greenpeace e delle associazioni locali, la Regione ha presentato a fine aprile la prima opposizione formale a un progetto di ricerca off-shore davanti alla costa siciliana e ha promesso l’avvio di un tavolo tecnico sulle trivelle in mare.

«L’uso del petrolio, dalle estrazioni off-shore al trasporto alla sua raffinazione, rappresenta un pericolo per l’ambiente, la salute umana e le economie locali, che non possiamo permetterci. È ora di fare delle scelte precise per la tutela del mare e delle comunità locali che da esso dipendono, e di puntare su fonti di energia pulite. È responsabilità delle Regioni tutelare il proprio territorio di fronte agli interessi senza scrupoli delle compagnie petrolifere» conclude Monti.

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