"Siamo estremamente sollevati per il rilascio dei nostri due
attivisti.
Tuttavia, la nostra domanda più importante rimane senza
risposta: perché
il Pubblico Ministero giapponese ha chiuso la sua indagine
sul
contrabbando di carne di balena, nonostante le prove
schiaccianti
presentate da Greenpeace?" denuncia Alessandro Giannì,
responsabile
campagna Mare di Greenpeace Italia.
Agli inizi di quest'anno, lavorando sulle informazioni fornite
da un
operaio della Kyodo Senpaku - la compagnia che controlla le
operazioni
della flotta baleniera giapponese - Greenpeace aveva seguito lo
scarico
di carne di balena contrabbandata dalla nave Nisshin Maru
alle
abitazioni dei membri dell'equipaggio. Uno dei quattro
scatoloni
destinati allo stesso indirizzo privato era stato intercettato
da
Greenpeace per ispezionarne il contenuto.
Questo scatolone, contenente carne di balena di prima scelta per
un
valore di oltre 3 mila dollari - ma contrassegnato come se
racchiudesse
"cartone" - era stato mostrato in una conferenza stampa il 15
maggio,
prima di venir consegnato al Procuratore Distrettuale di Tokyo
che ha
improvvisamente fermato la sua indagine il 10 giugno, il
giorno
dell'arresto dei due attivisti.
L'arresto e la detenzione dei due attivisti ha suscitato diverse
azioni
di denuncia. Più di 30 Ong hanno firmato una petizione in
proposito.Lo
scorso lunedì, Amnesty International (1) ha inviato una lettera
dai toni
decisi al Primo Ministro giapponese chiedendo il rilascio di
Junichi e
Toru. Quasi 250.000 persone hanno mandato un messaggio al
Governo
giapponese per il rilascio dei due attivisti e per la
riapertura
dell'indagine sullo scandalo del contrabbando di carne di
balena,
richiesta supportata da 35 proteste di Greenpeace in 31 paesi di
fronte
alle ambasciate e ai consolati giapponesi.