Con quest'azione Greenpeace ha dimostrato che la cosiddetta
rete
"ferrettara" viola sistematicamente il Regolamento Comunitario
(Reg.
CE/1239/1998) che impedisce la pesca con derivanti alle specie
pelagiche
d'altura, come il tonno rosso. Secondo il registro dei
pescherecci
dell'Ue, un peschereccio dal nome di Diomede II è stato
costruito nel
2006 e dovrebbe pescare solo con gli ami (palamiti) o le piccole
reti
fisse, in prossimità della costa. Il peschereccio pirata
bloccato da
Greenpeace usava invece un'attrezzatura ultramoderna, con
radiosegnalatori e luci alogene, per lavorare con almeno 10 km
di rete
derivante in acque internazionali: evidentemente, il livello
dei
controlli è così scarso che ai pescatori ancora conviene
investire su
nuove imbarcazioni con reti vietate sin dal 2002.
"Questa imbarcazione non ha, secondo il registro Ue, nemmeno la
licenza
per la rete derivante costiera. Quando finirà questa vergogna?
E'
inutile fare le leggi se poi non si fanno rispettare"
denuncia
Alessandro Giannì, responsabile della campagna Mare di
Greenpeace
Italia, a bordo dell'Arctic Sunrise. "Invece di contrastare
seriamente
la pesca pirata, l'Italia sta tentando di affondare il
Regolamento
proposto della Commissione Europea contro la pesca
illegale".
L'Italia si sta, infatti, opponendo alla proposta di Regolamento
della
Commissione Ue che prevede l'inserimento dei pescherecci pirata
in una
"lista nera": questi pescherecci non troverebbero piùassistenza
nei
porti dell'Ue e non potrebbero più accedere ai sussidi pubblici,
come
quelli del "piano di riconversione" che avrebbe dovuto
smantellare le
spadare. Non è chiaro quanto si sia speso in totale (dall'Italia
e
dall'Ue) ma Greenpeace ha più volte osservato pescherecci che
usavano le
spadare nonostante avessero ricevuto contributi fino a oltre
68.000 euro
per smantellarle. Dal 2000 al 2006 la pesca italiana ha bruciato
oltre
15.500 posti di lavoro. "Dobbiamo cambiare rotta oggi se
vogliamopoter
pescare domani", conclude Giannì.
Giannì ha allertato la Capitaneria di porto di Messina del
rientro del
peschereccio, denunciando le varie illegalità commesse dal
peschereccio
nel Mar Ionio. Le attività dell'Arctic Sunrise, per documentare
le
minacce del Mediterraneo sono parte della Campagna di Greenpeace
per una
rete globale di riserve marine che coprano il 40% degli Oceani,
incluso
il Mediterraneo.