Comunicato stampa - 23 marzo, 2006
"Il futuro è nucleare? Non scherziamo, rappresenta solo il passato. Dopo sessant'anni di ricerca, il problema delle scorie non è stato risolto da nessun Paese. E se il premier parla di combustibili fossili che non sono infiniti, dovrebbe sapere che tale è anche l'uranio, indispensabile per sfruttare l'energia atomica. Ai tassi attuali di consumo, senza rilanciare il nucleare, le riserve economicamente sfruttabili sono di 50-54 anni" afferma Giuseppe Onufrio, direttore delle campagne di Greenpeace.
Lo sfruttamento dell'energia nucleare per la produzione dell'energia elettrica è una scelta rischiosa che negli anni, incidente dopo incidente, disastro dopo disastro, ha dimostrato di non essere conveniente.
Il nucleare copre oggi il 16 per cento della produzione di
elettricità, ovvero meno del 7 per cento dei consumi totali di
energia nel mondo. Il consumo di uranio corrispondente è di 65-70
mila tonnellate l'anno. Secondo il "World Energy Council", le
riserve di uranio estraibile a costi calcolabili non superano i tre
milioni e mezzo di tonnellate. Per fare un confronto con le fonti
fossili, il gas copre attualmente circa il 22 per cento dei consumi
totali di energia. Le riserve accertate sono di 171 mila miliardi
di metri cubi e il consumo annuale è di circa 2600 miliardi di
metri cubi. Ai consumi attuali, le riserve di gas dureranno circa
65 anni.
"Una politica energetica lungimirante deve basarsi su un forte
aumento dell'efficienza negli usi finali e sullo sviluppo delle
fonti rinnovabili, che possono dare un contributo significativo
anche nel breve e medio periodo. Se si escludono idroelettrico e
geotermia, esistenti da decenni, sulle nuove fonti rinnovabili
l'Italia, il "paese del sole", ha solo circa un terzo della media
europea. Non si può dire che in questi cinque anni il governo abbia
fatto molto in questo campo" conclude Onufrio.