Comunicato stampa - 3 novembre, 2009
Questa mattina il “Bhopal Bus Tour” è arrivato a Milano. La delegazione dei sopravvissuti al disastro ambientale di Bhopal, insieme ad attivisti di Amnesty International e Greenpeace, ha dimostrato di fronte alla sede legale della Dow Chemical Company, l’azienda che oggi controlla la Union Carbide, proprietaria dello stabilimento al tempo dell’incidente. Gli attivisti hanno effettuato un “clean up”, muniti di tute bianche e scopettoni. Ha fatto seguito l’incontro con la stampa nel centro di Milano sul Bhopal Bus.
"Clean up" di fronte alla sede della Dow Chemical Company a Milano per non dimenticare Bhopal.
"Oggi oltre 100.000 persone, esposte alle esalazioni tossiche e
alla contaminazione del terreno e dell'acqua di Bhopal, continuano
a soffrire e tanta gente muore prematuramente. La Union Carbide e
la Dow Chemical continuano a evadere la giustizia e a evitare di
assumersi ogni responsabilità legale per i danni causati a Bhopal"
- ha dichiarato Satinath Sarangi, fondatore del Gruppo
d'informazione e azione su Bhopal e amministratore della Sambhavna
Clinic di Bhopal.
"Da parte sua il governo indiano, interessato ad attrarre
investimenti esteri, preferisce blandire le corporation
statunitensi piuttosto che prendersi cura dei suoi cittadini
avvelenati" - ha proseguito Sarangi. "I 25 anni d'ingiustizia a
Bhopal mandano un messaggio chiaro alle aziende: possono continuare
a uccidere e ad avvelenare, facendola franca. Fare giustizia a
Bhopal, invece, è fondamentale per proteggere il mondo dai crimini
ambientali".
"Bhopal è un caso emblematico nel contesto della responsabilità
delle aziende. Non è, infatti, soltanto una tragedia dei diritti
umani del secolo scorso, ma rappresenta tuttora un triste esempio
di come la legge protegga le imprese potenti ma spesso abbandoni a
se stesse le persone che vivono in povertà" - ha commentato Laura
Renzi, coordinatrice della campagna "Io pretendo dignità" della
Sezione Italiana di Amnesty International. "A distanza di 25 anni,
gli abitanti di Bhopal non sono mai stati in grado di rivendicare i
propri diritti e continuano a soffrire per le conseguenze del
disastro".
"L'ambiente è ancora fortemente contaminato e la gente di Bhopal
continua ad ammalarsi. A distanza di 25 anni, le promesse sono
aumentate ma i fatti no". - sostiene Federica Ferrario, campaigner
di Greenpeace Italia. "Troppo spesso multinazionali come la Dow
Chemical evitano di assumersi la responsabilità per i danni
arrecati alla salute delle persone e all'ambiente. Le richieste dei
sopravvissuti non possono più essere ignorate".