Comunicato stampa - 5 giugno, 2007
Nella Giornata Mondiale dell’Ambiente, organizzazioni ambientaliste di 15 Paesi Europei protestano contro BNP Paribas (BNL in Italia), quinto gruppo bancario europeo, che intende finanziare la costruzione dell’impianto nucleare di Belene, in Bulgaria. In Italia, gli attivisti di Greenpeace e CRBM (Campagna per la Riforma della Banca Mondiale) si trovano oggi di fronte alle sedi BNL di Roma e Milano per distribuire materiale informativo sull’argomento e per chiedere a BNP Paribas di ritirarsi da un progetto che potrebbe risolversi in un nuovo disastro ambientale ed economico.
Lo sfruttamento dell'energia nucleare per la produzione dell'energia elettrica è una scelta rischiosa che negli anni, incidente dopo incidente, disastro dopo disastro, ha dimostrato di non essere conveniente.
BNP Paribas ha vinto la gara per il finanziamento del primo anno
di lavori, pari a un prestito di 250 milioni di euro. A causa degli
alti rischi, ben undici gruppi bancari internazionali, tra cui
Deutsche Bank, Commerzbank, Société Géneral, Citibank, Credit
Suisse e UniCredit Group, si sono invece già rifiutati di
finanziare Belene.
I reattori VVER 1000/466B di Belene si basano su tecnologia
russa mai sperimentata nel mondo, per la quale non esiste alcuna
garanzia di sicurezza, senza considerare che la zona dove
realizzare il sito si trova nel bel mezzo di un'area sismica lungo
il Danubio, al confine con la Romania. Nel 1977 un terremoto
provocò la morte di 120 persone nel raggio di 14 Km dal sito.
«BNP Paribas non sprechi i soldi dei propri azionisti e clienti
in quello che sarà l'impianto nucleare più pericoloso d'Europa»
chiedono CRBM e Greenpeace. «Il nucleare è una tecnologia
costosissima, pericolosa ed esauribile. Possiamo fare a meno del
nucleare entro il 2030 e soddisfare i crescenti consumi mondiali di
energia con tecnologie pulite come rinnovabili ed efficienza
energetica. Il nucleare non è una soluzione alla minaccia del
riscaldamento globale».
Il progetto di Belene venne avviato nel 1985, qualche mese prima
della catastrofe di Chernobyl. Nei primi anni '90 venne accantonato
e classificato come tecnicamente insicuro ed economicamente non
realizzabile. Il Governo Bulgaro ha deciso di riavviare la
costruzione dei due reattori nucleari nel 2004.