Comunicato stampa - 20 maggio, 2010
Questa mattina attivisti di Greenpeace hanno scalato la sede centrale della BP a Londra, aprendo sopra l’ingresso dell’edificio una bandiera con il simbolo verde della multinazionale imbrattato da una grossa macchia di petrolio. Atteso per oggi l’arrivo del direttore esecutivo della BP Tony Hayward per presiedere il Consiglio d’amministrazione che ha come oggetto lo sversamento di petrolio del Golfo del Messico.
Gli attivisti sono arrivati all'alba e si sono arrampicati su un
piccolo balcone proprio sopra l'entrata principale. Hanno poi
posizionato, al posto di quella della multinazionale, una bandiera
gigante con il logo alterato e la scritta BP " British Polluter"
(Inquinatori Britannici). Mentre gli impiegati iniziavano a entrare
nell'edificio altri attivisti si sono piazzati all'entrata laterale
con un identico messaggio per ricevere i rappresentanti
dell'esecutivo.
A un mese dall'esplosione della Deepwater Horizon nel Golfo del
Messico, migliaia di barili di petrolio continuano a riversarsi in
mare e a nulla sono valsi i tentativi della BP per arginarlo.
Questa è la prima volta dal disastro che il direttore esecutivo
della BP, Hayward, si reca presso la sede centrale nel Regno
Unito.
«Il disastro del Golfo del Messico può essere fatto risalire a
decisioni che sono state prese in questo edificio. - sostiene uno
degli attivisti - Sotto la direzione di Tony Hayward, BP si è
assunta il rischio di pompare petrolio da posti sempre più remoti,
tagliando investimenti per l'energia pulita, l'unica in grado di
ridurre la dipendenza del mondo dal petrolio e sconfiggere i
cambiamenti climatici».
A marzo, in una sua presentazione era stato proprio il direttore
esecutivo Hayward a dichiarare che nel corso del 2010 BP aveva
intenzione di investire 19 miliardi di dollari in petrolio e gas ma
meno di un miliardo di dollari in tecnologie alternative.
«Il logo verde di BP è solo un tentativo patetico di distrarre
l'opinione pubblica da ciò che in realtà questa compagnia sta
facendo contro l'ambiente, dalle pericolose perforazioni nel Golfo
del Messico al disastro delle sabbie bituminose del Canada. Se non
vengono intraprese subito azioni decise e la BP non cambia la
proprie politiche - afferma Giorgia Monti, responsabile campagna
Mare di Greenpeace Italia - è certo che questo approccio porterà
purtroppo a ulteriori disastri».