Comunicato stampa - 11 dicembre, 2009
Nove balene si sono spiaggiate ieri sera alla Foce di Capo Iale-Laguna di Varano in provincia di Vieste, sull'Adriatico pugliese. Gli animali sono capodogli (Physeter macrocephalus) tra i 10 e i 12 m. Purtroppo mentre sembrerebbe che due siano riusciti a riprendere il largo, ben poco si è potuto fare per gli altri, 4 sono già morti e tre agonizzanti in acque basse. Si tratta di un evento straordinario, non solo per l’Italia, ma unico probabilmente nel Mediterraneo: non comune non solo la presenza di tali animali in questo periodo dell’anno nell’area, ma soprattutto il loro spiaggiamento massivo.
Nonostante le cause siano tutte da chiarire, e bisognerà
aspettare i risultati delle analisi sui campioni e dell'autopsia,
si tratta di un disastro ambientale, considerato il numero e le
caratteristiche biologiche di tali animali. Il capodoglio è infatti
il più grande odontoceto (cetaceo provvisto di denti) conosciuto,
caratterizzato da un basso tasso di natalità e una lenta
maturazione, si tratta quindi di una grave perdita per la
biodiversità marina. Il Ministero sembra aver mobilitato l'ISPRA,
e sul posto sono accorsi ricercatori dell'Università di Padova, che
lavorano al Progetto della Banca tessuti dei mammiferi marini, così
come dell'Università di Pavia, e di Siena, incaricata di prelevare
campioni tossicologici.
"La raccolta dei campioni è sicuramente fondamentale - spiega
Giorgia Monti, responsabile campagna Mare per Greenpeace- per lo
studio delle cause, ma fa rabbia vedere che non vi siano meccanismi
di pronto intervento finalizzati al recupero degli animali, e anzi
che spesso vi sia confusione rispetto alle competenze e alle
responsabilità in caso di spiaggiamenti di cetacei. Ancora di più
però fa rabbia che si parli di questi animali solo in queste
situazioni estreme, mentre nulla viene fatto per proteggerli e per
tutelare l'ambiente marino in cui vivono. Bisognerebbe chiedersi
cosa si è fatto fino ad ora per tutelare la popolazione di cetacei
nell'Adriatico, e nel resto delle acque italiane. La vera minaccia
per questi animali è il crescente degrado dei nostri mari causato
dall'impatto delle attività umane, dall'aumento del traffico navale
alla pesca, all'inquinamento. I cetacei sono tra gli animali più
sensibili al degrado ambientale, a cui si aggiunge l'impatto dei
cambiamenti climatici; solo creando una rete di riserve marine che
tutelino l'ecosistema marino in cui vivono è possibile
salvaguardare tali popolazioni" conclude Monti.