Il rapporto, realizzato con il contributo dell'istituto
indipendente
olandese "CE Delft", ha monetizzato gli impatti sulla salute,
gli
incidenti in miniera e i costi per la società dovuti al
contributo del
carbone ai cambiamenti climatici. Altri fattori come la
distruzione di
ecosistemi, la contaminazione di acqua e suolo, e la violazione
di
diritti umani non rientrano nell'analisi. La stima di 360
miliardi di
euro è dunque da considerarsi un limite inferiore.
"I veri costi del carbone" è stato presentato a Varsavia perché
la
Polonia - che dipende al 90% dal carbone per la produzione di
energia
elettrica - si prepara ad ospitare la 14° Conferenza delle
Nazioni Unite
sui Cambiamenti Climatici e il carbone è la prima singola causa
del
riscaldamento globale del Pianeta. Secondo il rapporto, il 99%
dei costi
esterni stimati, si deve al contributo del carbone ai
cambiamenti
climatici: scarsità idrica, ondate di calore, eventi meteorici
estremi e
altri fenomeni in atto colpiranno milioni di persone nel
mondo.
Il rapporto di Greenpeace presenta anche 12 storie,
testimonianze gli
impatti che il ciclo di produzione e impiego del carbone ha
sulla
salute, su comunità ed ecosistemi in 12 Paesi nel mondo
(Colombia,
India, Russia, Indonesia, Cina, Tailandia, Sud Africa, Polonia,
Stati
Uniti, Germania, Australia e Filippine).
"Con oltre un terzo delle emissioni mondiali di CO2 provenienti
dalla
sua combustione - afferma Francesco Tedesco, responsabile della
Campagna
Energia e Clima di Greenpeace - il carbone è già oggi il
combustibile
più sporco, ma agli attuali trend di crescita il suo contributo
ai
cambiamenti climatici potrebbe aumentare del 60% al 2030". Le
emissioni
di CO2 derivanti dall'uso del carbone nel mondo ammontano oggi a
circa
11 miliardi di tonnellate.
"Il carbone ha supportato la rivoluzione industriale nell'800,
ma ora è
il momento di avviare una rivoluzione energetica pulita per
affrontare
la crisi finanziaria di oggi e la crisi climatica di domani"
spiega
Tedesco. Il rapporto Energy [R]evolution di Greenpeace mostra
che fonti
rinnovabili e misure di efficienza energetica hanno le
potenzialità per
dimezzare le emissioni di gas serra al 2050 e salvare il Pianeta
da una
crisi climatica irreversibile.
Avviare una rivoluzione energetica pulita richiederebbe una
spesa di
14,7 mila miliardi di dollari al 2030, ma permetterebbe di
risparmiare
18 mila miliardi per l'acquisto di combustibili fossili, con un
saldo
economico positivo nel medio periodo e milioni di nuovi posti di
lavoro
creati nell'industria delle rinnovabili.