Comunicato stampa - 18 novembre, 2009
Operatori turistici, consorzi locali di pescatori, associazioni ambientaliste e comitati (1) hanno depositato, in questi giorni, formale ricorso al TAR del Lazio contro il decreto con cui, nell’agosto scorso, i Ministri dell’Ambiente e dei Beni Culturali hanno espresso Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) favorevole al progetto di conversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle, nel cuore del Delta del Po, una delle aree umide più importanti in Europa.
Alcuni attivisti di Greenpeace hanno scalato la ciminiera della centrale di Porto Tolle, alta 250 metri, e hanno dipinto lungo la parete del camino un gigantesco "No carbone". L'operazione ha richiesto diverse ore di lavoro e si è conclusa in mattinata.
Il ricorso, curato dall'avv. Matteo Ceruti di Rovigo, illustra
in 27 punti tutte le illegittimità del decreto VIA. Le
contestazioni più gravi vanno dall'errata applicazione della Legge
33/2009 che ha consentito di trasformare a carbone le centrali ad
olio combustibile in deroga alle leggi regionali vigenti, alla
illegittima esclusione dalla procedura VIA sia dell'Ente Parco del
Delta del Po sia della Regione Emilia Romagna.
Altri aspetti contestati sono la mancata previsione di limiti
alle emissioni coerenti con le migliori tecnologie oggi
disponibili, l'insufficiente considerazione degli impatti provocati
dai dragaggi e dal transito di navi carboniere nel cuore di un Sito
di Importanza Comunitaria e Zona a Protezione Speciale, l'omissione
del parere della competente Soprintendenza di Verona, secondo cui
l'impianto non è armonizzabile con il contesto paesaggistico del
luogo, e anche il mancato rispetto delle valutazioni tecniche
dell'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente, fatte
proprie dalla stessa Giunta regionale del Veneto, che richiedevano
prescrizioni sulle emissioni e sui monitoraggi più rigorose di
quelle contenute nel decreto di VIA.
I diversi soggetti firmatari del ricorso denunciano, inoltre,
che il decreto trascura completamente l'apporto delle emissioni
nocive, tra cui polveri e metalli pesanti, che il nuovo impianto
aggiungerebbe al bacino padano, un'area a elevata capacità di
intrappolamento di inquinanti i cui livelli risultano critici già
oggi. Allo stesso modo non sono state considerate le emissioni di
gas serra: a regime la centrale di Porto Tolle emetterà, infatti,
oltre 10 milioni di ton/anno di CO2, che aumenteranno il ritardo
dell'Italia nel raggiungere gli obiettivi del Protocollo di Kyoto,
con conseguenti sanzioni a danno dello Stato e dei contribuenti. Un
danno economico per l'intero Paese che va ad aggiungersi al danno
ambientale per il Parco del Delta del Po.
Poiché gli interessi pubblici e privati che verrebbero
danneggiati in seguito alla realizzazione e al funzionamento della
centrale a carbone di Porto Tolle risultano, dunque, assai
rilevanti, gli operatori economici locali e le associazioni
ambientaliste contano di ottenere la giusta attenzione del Giudice
amministrativo, ma anche del Ministro per lo Sviluppo Economico, al
quale ora spetta, d'intesa con la Regione del Veneto, valutare se
rilasciare l'autorizzazione finale alla realizzazione e
all'esercizio di questo impianto.
Notes: (1) ASSOCIAZIONE AGENZIE IMMOBILIARI E TURISTICHE, CONSORZIO OPERATORI BALNEARI, VILLAGGI CLUB S.R.L. E ROSAPINETA SUD, CONSORZIO PESCATORI DELTA NORD, CONSORZIO PESCATORI PO DI MAISTRA, GREENPEACE ITALIA, ITALIA NOSTRA, WWF ITALIA, COMITATO CITTADINI LIBERI DI PORTO TOLLE.