Comunicato stampa - 3 ottobre, 2006
Enormi cerchi nel mais, abbastanza grandi da essere visibili dall'aereo, sono comparsi in Spagna, Filippine e Messico. Nessun mistero questa volta, a tracciarli sono stati gli attivisti di Greenpeace.
A Zuera (Zaragoza), nella Spagna settentrionale, è stato
tracciato un cerchio nel grano per identificare il campo come zona
di possibile contaminazione. "Il campo sperimentale, posto a pochi
centimetri di distanza dalle coltivazioni a scopo alimentare,
rappresenta una minaccia per il nostro cibo e per l'ambiente",
afferma Federica Ferrario, responsabile campagna Ogm di Greenpeace.
"La contaminazione da riso geneticamente modificato ha già causato
enormi disastri ai contadini americani, perchè vogliamo che anche
il mais faccia lo stesso?"
A Isabela, nelle Filippine, gli attivisti di Greenpeace hanno
disegnato una M barrata su un campo per segnalare che quella è una
zona vietata alla Monsanto. I contadini locali si sono riuniti per
protestare contro il colosso del biotech che, nonostante il divieto
di coltivazione Ogm, ha promosso in quella zona una forte campagna
di sensibilizzazione a favore del mais geneticamente modificato. La
Monsanto sostiene che gli agricoltori possono incrementare i propri
introiti grazie alla coltivazione di mais Ogm, eppure dopo un anno
di sperimentazione le promesse della Monsanto si sono rivelate
infondate.
A Jocotitlàn, in Messico, è stato tracciato un enorme NO in
segno di protesta contro la Monsanto e contro la proposta di
eliminare la moratoria in atto contro la coltivazione di mais Ogm.
"Il Messico è la culla della biodiversità del mais a livello
mondiale, se la Monsanto riuscisse ad ottenere il permesso di
introdurre nel nostro paese mais Ogm, ne deriverebbe la
contaminazione genetica delle varietà di mais tradizionali. Ci
impegneremo affinché questo non accada" dichiara Gustavo Ampugnani,
responsabile messicano della campagna Ogm.
Per Greenpeace restano ancora sconosciuti molti dei potenziali
effetti a lungo termine causati dalle modificazioni genetiche; le
nuove tecnologie rappresentano una seria minaccia per la
biodiversità, il sostentamento dei contadini e il diritto dei
consumatori di dire no agli Ogm nei propri piatti.