Comunicato stampa - 18 aprile, 2006
Un nuovo rapporto di Greenpeace, con il contributo di 52 scienziati da tutto il mondo, rivela che le valutazioni ufficiali dell'impatto sulla salute della catastrofe di Cernobyl sono state largamente sottostimate dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea).
Una delle foto scattate da Robert Knoth ed esposte fino al 14 maggio all'Auditorium di Roma, nell'ambito del Festival Internazionale di Roma della Fotografia. Per maggiori informazioni visita il sito della mostra.
Sebbene permangano grandi incertezze sulle conseguenze globali
di Cernobyl, l'Accademia delle Scienze russa stima che i tumori
attribuibili a Cernobyl in Bielorussia siano circa 270 mila, di cui
93 mila fatali. Il rapporto inoltre conclude che, sulla base dei
dati demografici, negli ultimi 15 anni circa 60 mila casi di morte
in più si sono registrati in Russia e che le stime della mortalità
totale in Bielorussia e Ucraina possono raggiungere altri 140 mila
casi. Nel complesso quindi si tratta di un aumento di tumori
mortali fino a 200 mila casi, registrati tra il 1990 e il 2004.
Queste valutazioni contrastano con quelle del Forum Cernobyl
dell'Aiea che prevede appena quattromila morti attribuibili
all'incidente.
La pubblicazione del rapporto di Greenpeace cade nel ventesimo
anniversario della catastrofe di Cernobyl, il 26 aprile, tema sul
quale domani si terrà anche un convegno al Campidoglio, organizzato
da Greenpeace, Wwf e Legambiente.
Il rapporto di Greenpeace illustra anche nel dettaglio il forte
aumento delle malattie non tumorali, di cui le statistiche
dell'Aiea non parlano mai. Per l'Agenzia sono stati quattromila i
morti, senza specificare che questi si riferiscono al solo gruppo
di 600 mila persone (i cosiddetti "liquidatori" e le persone
rilocate dopo l'incidente), mentre l'impatto dell'incidente ha
coinvolto con il suo fall-out circa 2 miliardi di persone. "E'
sconfortante che l' Aiea stia sminuendo l'impatto del più grave
incidente nucleare della storia" afferma Pippo Onufrio, direttore
camapagne di Greenpeace, "Negare le implicazioni reali non è solo
un insulto per le vittime ma porta anche a raccomandazioni
pericolose, a rilocare le persone nelle aree contaminate; l'Aiea
non può rimanere il controllore globale del nucleare se non ammette
almeno che l'energia nucleare è responsabile di quelle vite segnate
per sempre".
Il rapporto sulle conseguenze sulla salute umana della
catastrofe di Cernobyl è stato pubblicato assieme a una mostra
fotografica, presentata da Greenpeace in trenta città del mondo (a
Roma, presso l'Auditorium Parco della Musica dal 12 aprile al 14
maggio) visibile anche su www.greenpeace.it/cernobyl. "Le immagini
servono a ricordarci che le vite umane sono più di un numero. Per
ogni dato statistico c'è una persona che sta pagando un prezzo.
Chiunque abbia dubbi sugli effetti dell'energia nucleare dovrebbe
visitare la mostra per capire perché noi ci opponiamo" commenta
Onufrio.