Comunicato stampa - 19 ottobre, 2009
In occasione del Forum delle Maggiori Economie (MEF) che si è aperto ieri a Londra e che riunisce i Paesi responsabili di oltre l’80% delle emissioni globali di gas serra, Greenpeace avverte che l’Europa non deve cedere ai tentativi degli Stati Uniti di far naufragare un accordo serio e ambizioso a Copenaghen per salvare il Pianeta da cambiamenti cimatici irreversibili e potenzialmente catastrofici.
Al di là delle ripetute promesse del Presidente Obama di fare
degli Stati Uniti un paese leader nella lotta ai cambiamenti
climatici, la sua amministrazione sta ancora una volta minacciando
il raggiungimento di un accordo sul clima forte per limitare
l'aumento delle temperature terrestri ben al di sotto di +2 gradi
centigradi.
"L'Europa ha il dovere di mantenere i propri obiettivi e
rigettare i tentativi americani di annacquare l'intero accordo"
afferma Martin Kaiser, esperto di politiche sul clima di Greenpeace
International. "A meno di 50 giorni da Copenaghen, non si può
sacrificare il Pianeta agli interessi individuali".
Cina, Brasile, India e Indonesia hanno fatto importanti passi
avanti verso il raggiungimento di un accordo salva-clima a
Copenaghen, ma al momento manca ancora un chiaro impegno
finanziario da parte dei Paesi industrializzati per sostenere i
Paesi in via di sviluppo nella lotta ai cambiamenti climatici.
"Niene soldi, niente accordo" ricorda Francesco Tedesco,
responsabile campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. "Il
tema finanziario è centrale: senza i soldi sul tavolo, nessun Paese
in via di sviluppo accetterà mai alcun impegno vincolante per
limitare la crescita delle emissioni". L'Europa affronterà il tema
nei prossimi giorni, nel corso dell'Ecofin e del Consiglio Europeo
sull'Ambiente.
Greenpeace denuncia che, proprio all'interno degli incontri
preparatori al Consiglio Europeo sull'Ambiente, l'Italia è tornata
all'attacco per diminuire gli impegni. Documenti ottenuti da
Greenpeace mostrano che i negoziatori italiani hanno chiesto di
cancellare l'obiettivo di 2 gradi centigradi come riferimento per
gli impegni futuri di riduzione delle emissioni al 2020, e di
eliminare l'obiettivo del Consiglio europeo per ridurre le
emissioni dell'80-95% entro il 2050.
"Rimuovere l'impegno per limitare il riscaldamento globale a due
gradi centigradi significa rimuovere una pietra miliare della
politica europea sul clima" denuncia Tedesco "Come l'anno scorso,
in occasione del 'pacchetto clima', l'Italia gioca a ridimensionare
l'ambizione europea. Si ratta di un gioco sporco che potrebbe
portare al fallimento dei negoziati di Copenaghen".
Per un accordo vincolante, forte e ambizioso, a Copenaghen
occorre invece che i leader dei Paesi industrializzati si impegnino
a ridurre le emissioni di almeno il 40% al 2020 rispetto ai livelli
del 1990, e garantire risorse finanziarie pari a 110 miliardi di
euro all'anno per misure di adattamento, di mitigazione e per la
protezione degli ultimi polmoni verdi nei Paesi in via di
sviluppo.