Comunicato stampa - 3 marzo, 2009
I ministri europei dell’Ambiente, riuniti ieri a Bruxelles per discutere dei contributi da versare ai Paesi in via di sviluppo per affrontare i cambiamenti climatici, non hanno preso alcun impegno concreto. Il tema sarà ora affrontato dai Ministri dell’Economia il prossimo 10 marzo e dai leader europei nel corso del “summit di primavera”.
Il cambiamento climatico è in atto. Ma è ancora possibile fare qualcosa. Bisogna agire subito. E creare le basi per una vera rivoluzione dell'energia.
"I ministri dell'Ambiente hanno passato la patata bollente ai
colleghi dell'Economia" sostiene Francesco Tedesco, responsabile
Campagna Energia e Clima di Greenpeace. "Mentre i miliardi dei
contribuenti europei sono spesi per tenere in piedi banche
traballanti e il settore delle auto, nemmeno un euro è investito
per aiutare i Paesi in via di sviluppo ad affrontare un problema -
i cambiamenti climatici - che l'Europa ha largamente contribuito a
causare".
Il dato presentato oggi dal Consiglio ambiente, pari a 175
miliardi di euro all'anno da versare fino al 2020, è privo di
significato in quanto non rappresenta un impegno da parte delle
economie industrializzate, ma si riferisce alle risorse raccolte da
tutti i Paesi indistintamente.
Greenpeace, invece, chiede ai Ministri europei dell'Economia di
prendere impegni concreti e quantificabili nel corso del prossimo
vertice Ecofin del 9 e 10 marzo. Tutti i Paesi industrializzati e
le economie di recente industrializzazione dovrebbero versare 110
miliardi di euro all'anno fino al 2020 per promuovere le fonti
rinnovabili nei Paesi in via di sviluppo, per fermare la
deforestazione al 2020 e per misure di adattamento agli impatti dei
cambiamenti climatici. L'Europa dovrebbe contribuire con circa 35
miliardi di euro.
"Il tempo a disposizione sta velocemente svanendo, mentre il
mondo corre verso effetti climatici catastrofici e irreversibili"
continua Tedesco. "Mancano meno di 300 giorni ai negoziati sul
clima di Copenhagen, e l'Europa deve mettere sul tavolo dei
negoziati un impegno concreto in euro, non altre inutili parole. Se
il mondo fosse una banca, l'avrebbero già salvata".