In una nota congiunta Greenpeace, Legambiente, WWF e Kyoto Club
criticano duramente il tentativo del Governo di ottenere più tempo
e flessibilità nell'attuazione del pacchetto clima studiato dalla
Ue, proprio mentre il Parlamento Europeo ha rafforzato gli impegni
sul clima globale.
Nel documento del Governo si parla di costi invece che di
investimenti e non viene presentata alcuna valutazione dei ritorni
diretti e indiretti, economici, ambientali e occupazionali (valore
dell'energia risparmiata, minori costi dei permessi, minori impatti
e maggiore occupazione) ma solo un allarme senza alcuna
dimostrazione per cercare di attaccare la strategia europea su
clima ed energia. A sostegno della loro tesi gli ambientalisti
elencano una serie di dati e fonti autorevoli che smentiscono le
analisi del Governo (vedi nota allegata).
Quando il Governo dice che l'Italia è già efficiente mente,
sapendo di mentire: qualcuno crede che le tecnologie usate in
Italia sono le più efficienti dei Paesi industrializzati?
Confondere intensità energetica con l'efficienza è il vecchio
trucco per giustificare l'inazione.
Le energie rinnovabili e l'efficienza energetica, tanto più in
un drammatico periodo di crisi economica e finanziaria come quella
di questi giorni, costituiscono l'economia reale del sistema
energetico. Gli investimenti nel risparmio energetico e fonti
rinnovabili sono risorse sicure per il paese, per la sua crescita,
per la bilancia dei pagamenti per la promozione
dell'occupazione.
Perseverare nei combustibili fossili, compreso il carbone, ed
aggiungere al mix l'energia nucleare, è un ritorno al passato, e
segnala l'incapacità di gestire l'emergenza energetica, ambientale
e finanziaria di oggi.
La verità è che se si sommano gli obiettivi europei sulle
rinnovabili, il piano per l'efficienza energetica e gli
investimenti nel campo del gas naturale, in Italia non c'è spazio
anche per il nucleare. Con efficienza e fonti rinnovabili si
raggiungono i 150 miliardi di kWh/anno contro i 50-55 del piano
nucleare, il triplo dell'energia e senza dover nuclearizzare il
territorio.
Il governo vuole bloccare fonti rinnovabili ed efficienza, le
vere alternative pulite, per far spazio agli interessi della lobby
nucleare.
Nota tecnica
Efficienza energetica
Nel solo ambito del risparmio energetico il governo stima un
"costo" per l'Italia di 15 miliardi di euro all'anno. Questa
affermazione è falsa: gli interventi di risparmio ed efficienza
hanno benefici netti, che sono ampiamente dimostrati
dall'esperienza, da studi di fonte industriale e da affermazioni
recenti di vertici industriali (1). Secondo la recente analisi di
McKinsey, gli investimenti in efficienza possono stabilizzare i
consumi energetici al 2020 in modo conveniente, con una riduzione
del 20 per cento rispetto allo scenario tendenziale e hanno tassi
interni di ritorno degli investimenti dell'ordine del 10 per cento:
quali altri settori vantano un simile performance? (2) Raggiungere
il 20 per cento di risparmio di elettricità è possibile ed
economico. Secondo il Politecnico di Milano (3) il costo
dell'elettricità risparmiata ai valori attuali, risulta di 5,4
centesimi al kWh contro gli oltre 9 registrati come prezzo
all'ingrosso. Per raggiungere il 20 per cento al 2020, l'ordine del
beneficio scontato, che si produce nel corso del tempo, è
dell'ordine dei 65 miliardi di euro. I benefici ambientali al 2020
sono dell'ordine di un taglio di 50 milioni di tonnellate/anno di
CO2 che si traducono in un equivalente miliardo all'anno di
permessi evitati al 2020.
Fonti rinnovabili
Anche su rinnovabili e obiettivi di riduzione delle emissioni i
"costi" presentati sono evidentemente gonfiati. Senza fornire
alcuna prova, il governo valuta per l'Italia un costo di 27
miliardi di euro l'anno, almeno 10 volte superiore alla stima
effettuata dall'Unione Europea, nel gennaio del 2008: il Governo è
in grado di dimostrare questa stima? Secondo la Commissione per
raggiungere gli obiettivi europei l'Italia dovrà investire 8
miliardi di euro l'anno ma avrà benefici economici immediati (4).
Ogni anno, solo grazie al taglio delle importazioni di gas e
petrolio, l'Italia potrà risparmiare 7,6 miliardi di euro mentre
con la riduzione dell'inquinamento si risparmierebbe oltre 1
miliardo di euro in politiche di mitigazione e controllo. Questo
senza considerare i benefici che deriverebbero dall'innovazione del
sistema economico.
Sulle fonti rinnovabili gli investimenti in Germania hanno
prodotto l'occupazione oggi di 250 mila persone. In Italia il solo
settore eolico occupa 13.000 persone e potrebbe crescere a 66.000
contribuendo da solo ad oltre la metà degli obiettivi per le fonti
rinnovabili al 2020 (5). I costi di produzione di tutte le fonti
rinnovabili sono da anni in diminuzione contrariamente al nucleare
che presenta costi in forte crescita. I 50 miliardi di kWh da
rinnovabili da produrre in più al 2020, peraltro, valgono 25
milioni di tonnellate di CO2 all'anno evitate, la riduzione dei
consumi di circa 10 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio
oltre agli investimenti evitati in centrali a combustibili fossili
dell'ordine dei 5 miliardi di euro. Questi benefici sono stati
inclusi nelle stime del governo?
NOTE
(1) Le dichiarazioni recenti al Quotidiano Energia (25
settembre 2008) di Giuliano Monizza, vicepresidente del gruppo
industriale ABB sono inequivocabili. In Europa si tratta solo per
la produzione, trasmissione e distribuzione di un potenziale di
risparmio di 400 miliardi di kWh/anno, più di quanto consuma
l'Italia.
(2) McKinsey, Capturing the European Energy productivity
opportunity, September 2008
(3) Il rapporto del Politecnico di Milano, "La rivoluzione
dell'efficienza" (2008), valuta in 100 miliardi di kWh i risparmi
negli usi finali di elettricità in Italia con un ritorno degli
investimenti pari a un beneficio netto, non un costo, ai valori
attuali di 60 miliardi di euro.
(4) Impact Assessment, Commissione europea 23 gennaio
2008
(5) Rapporto ANEV 2008. Il rapporto cita una analisi
occupazionale svolta dalla UIL.