Comunicato stampa - 16 febbraio, 2005
Si è concluso con una condanna il processo agli attivisti di Greenpeace, protagonisti il 3 luglio 2002 di un'azione dimostrativa all'inceneritore di Como. I 19 imputati sono stati condannati per "interruzione di pubblico servizio" per essersi incatenati ai cancelli dell'inceneritore. I 5 climbers che si erano arrampicati sulla ciminiera dell'inceneritore del capoluogo brianzolo, alta circa 25 metri, sono stati, invece, assolti dall'accusa di "invasione di terreni o edifici".
Attivisti di Greenpeace in azione presso l'inceneritore di Como con uno striscione con il messaggio "Inceneritori: obiettivo zero".
Una volta ricevute le motivazioni della sentenza, l'associazione
deciderà se ricorrere in appello. Greenpeace, che da anni lavora
nell'ambito della gestione dei rifiuti, divulgò in quell'occasione
i risultati delle analisi effettuate su campioni di latte di mucca
prelevati in fattorie site in prossimita' di inceneritori.
"Il principio 'chi inquina paga' nel nostro Paese viene
capovolto. Eravamo a Como a manifestare per tutelare la salute e
l'ambiente e siamo stati condannati. Non si può negare l'impatto
ambientale, in termini di produzione di diossine e metalli pesanti
degli inceneritori. Continueremo a promuovere misure alternative
all'incenerimento dei rifiuti. Anziché bruciare i rifiuti, dobbiamo
imparare a ridurre, riusare e riciclare "spiega Vittoria Polidori,
responsabile campagna inquinamento di Greenpeace.
Intanto, il quadro degli inceneritori in Italia è in continua
evoluzione: gli impianti operativi sono 50 in gran parte situati al
nord Italia; 31 impianti nel nord (di cui 13 nella sola Lombardia)
e 9 in Emilia-Romagna; 13 al centro di cui 3 impianti a CDR sono i
citati impianti del Lazio (Colleferro e San Vittore del Lazio). Al
sud gli impianti sono 6 ma bisogna ricordare che in Sicilia è stato
approvato un piano industriale che prevede la realizzazione di 4
impianti per la termovalorizzazione della frazione secca derivata
da trattamento meccanico dei rifiuti indifferenziati. Per mettere
in luce gli effetti sulla salute dell'incenerimento, Greenpeace
aveva condotto nel 2002 analisi in 4 regioni italiane su campioni
di latte di mucca, provenienti da fattorie poste a diversa distanza
da impianti d'incenerimento di rifiuti urbani, in un intervallo fra
250 e 5500 metri.
"Il latte prelevato in prossimità dell'inceneritore di Como È
risultato tra i piu' contaminati da piombo e diossine - spiega
Vittoria Polidori, campagna inquinamento di Greenpeace - la
concentrazione di piombo è risultata 10 volte superiore il limite
massimo consentito dalla legge, mentre il consumo di 700 grammi di
latte prelevato a Como È sufficiente a raggiungere la soglia limite
di assunzione giornaliera di diossine indicata dall'Oms per una
persona di 70 chili. A un bambino di 20 chili di peso bastano 210
grammi per raggiungere quella soglia".
Si È visto che gli inquinanti si trovano in concentrazioni
decrescenti man mano che ci si allontana dall'inceneritore, che
anche l'Unep (Programma Ambientale delle Nazioni Unite) identifica
come fonte principale di diossine. Oltre alle insorgenze tumorali,
diossine e pcb possono provocare danni al sistema immunitario,
riproduttivo, respiratorio, nonché disturbi ormonali. L'impatto
delle diossine e dei PCB sia a livello prenatale (placenta e
cordone ombelicale) che postnatale (latte materno) solleva
preoccupanti interrogativi sui possibili effetti a livello
neurocomportamentale. Per quanto riguarda i metalli pesanti, la
concentrazione di piombo si È rivelata dalle due alle dieci volte
superiore al limite imposto dall'Unione Europea. L'impatto
sanitario del piombo è legato ad effetti a carico di diversi
sistemi, fra cui quello nervoso, cardiocircolatorio, urinario e
riproduttivo.