Comunicato stampa - 18 dicembre, 2009
Phil Radford, Direttore Esecutivo di Greenpeace USA commenta a nome dell’intera organizzazione il discorso di stamattina del Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, a Copenhagen.
"Il mondo si aspettava dal Presidente un discorso di speranza,
nello spirito dello slogan pre-elettorale 'Yes We Can'. Il senso di
quello a cui abbiamo assistito è stato invece: conoscete l'impegno
americano, sta a voi prendere o lasciare.
Obama può ancora salvare i negoziati decidendo di migliorare
l'impegno americano per la riduzione delle emissioni, ora fermo a
un misero 4% al 2020. Se invece le cose rimangono così come sono,
vorrà dire che il Presidente ha attraversato l'oceano per dire al
mondo che gli Stati Uniti non hanno nulla di nuovo da offrire.
Non avendo offerto alcun impegno migliorativo per nuovi tagli
alle emissioni, Obama mostra di non badare alle indicazioni della
scienza e di non avere a cuore il destino delle future vittime dei
cambiamenti climatici, sia negli Stati Uniti che all'estero. Ora il
Presidente rischia davvero di essere indicato come l'uomo che ha
ucciso Copenhagen.
Obama ha detto che tutte le 'parti' devono fare passi avanti, ma
non ne ha offerto alcuno. Ha affermato che i decenni di
contrapposizione tra paesi ricchi e poveri devono avere fine, ma la
sua visione di un accordo lancerà il mondo verso un aumento della
temperatura di +3°C che cancellerà molte isole del Pacifico e avrà
ripercussioni devastanti per l'Africa" conclude Radford.
Sempre da Copenhagen, il direttore delle campagne di Greenpeace
Italia, Alessandro Giannì aggiunge, commentando una nota del
Ministro Stefania Prestigiacomo: "Ci dispiace che il ministro
Prestigiacomo si sia rattristata per la nostra critica alla
posizione italiana. Ma non ricordiamo nessuna seria iniziativa del
suo ministero che contraddica quello che stiamo sostenendo: e cioè
che sugli obiettivi di riduzione - oggi come un anno fa - l'Italia
gioca una posizione di freno rispetto ai maggiori Paesi
europei".